9 The violation

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Quella sera ero preoccupato, non tanto dal responso del comitato etico, ma dal fatto che detesto lavorare da fuorilegge. Non riuscivo a mangiare, e preso dal nervosismo anticipai Jo all'appuntamento in laboratorio. Ripassai ancora una volta i dati piu' recenti sullo stato fisiologico degli animali trattati con DRG e quelli in cui il gene era stato trapiantato. Il problema piu' comune era legato alla apparente incapacita' di dosare e regolare la proteina prodotta. Questo creava delle variazioni forti nel dosaggio e di conseguenza uno sbilanciamento degli effetti. Oltretutto, sembrava che gli organismi testati fossero comunque carenti di strutture che potessero sostenere il forte carico energetico dovuto a draghee. La conseguenza era quella dell'inevitabile danneggiamento dell'organismo ospite. Era forse questo il motivo della selezione naturale che aveva portato alla scomparsa di draghee?...troppo semplicistico. Forse la sua potenzialita' psicocinetica non era una caratteristica vincente in natura? forse le persone che possedevano tali qualita' dovevano apparire come stregoni o simili. Forse la societa' umana stessa, la societa' della nostra specie attuale ha inibito il propagarsi di draghee. Oppure la causa della sua estinzione va ricercata in un cataclisma naturale? un cataclisma sociale? religioso? Ma allora perche' non si sarebbe riproposto nel tempo. Forse insieme a draghee sono andate perse altre caratteristiche indispensabili? Non credo che riusciro' mai a trovare una risposta. Lo prendero' come un dato di fatto...tuttavia cio' potrebbe comportare un problema in fase di sperimentazione umana. Non importa, ormai il tempo stringe, devo cercare di raccogliere piu' dati possibili prima che il divieto diventi formale. Nel corso dei miei pensieri continuavo ad analizzare i risultati e le elaborazioni su DRG. La cosa piu' deludente era il confronto tra animali trattati con il gene di sintesi e quelli infettati con il virus egiziano. Questi ultimi non mostravano alcuna sintomatologia, anche se il virus si integrava sorprendentemente bene nel genoma. Evidentemente la codifica di draghee non avveniva, o poteva solo avvenire in circostanze particolari a me ignote. Avevo piu' volte ponderato di autotrasfettarmi, ma la mancanza di risultati convincenti e la paura di non poter fare marcia indietro mi spingeva ancora a provare la proteina di sintesi. In questo modo eventi troppo pericolosi sarebbero svaniti una volta finito l'effetto. Tuttavia l'overdose o l'effetto prione (seppur improbabile) erano comunque pericoli ben presenti e non affatto trascurabili. Dovevamo stare attenti, sopratutto dopo la brutta esperienza passata. Cominciai a preparare tutto il necessario per l'esperimento. La cosa piu' difficile era proprio la giusta valutazione del dosaggio. Avevamo fatto migliaia di titolazioni, ma l'effetto variava grandemente di volta in volta. Questo fenomeno inspiegabile ci forniva comunque due indicazioni. In primo luogo l'effetto doveva essere grandemente dipendente dallo stato psicologico del soggetto (e quali fossero i parametri che definissero tale o tal'altro stato nessuno lo sapeva). In secondo luogo la sensibilita' del soggetto variava fortemente, come se alcuni avessero una sorta di spiccata sensibilita' alla droga. Tuttavia avevo fatto le titolazioni sui dati di Jo, basati sull'esperienza passata. Feci una dose inferiore per un fattore dieci rispetto alla volta scorsa, non volevo correre rischi sopratutto adesso. Guardai l'ora, era ancora presto. Jo sarebbe arrivato verso le 23:30, avevo tempo di distendermi un poco. Posai la provetta con la dose opportunamente diluita per Jo sul bancone e lo stock nel cestello del ghiaccio sul carrello. Ero certo che Jo avrebbe modificato il dosaggio. Mi accomodai sulla poltrona, mi tirai indietro e mi tuffai in profondi pensieri. Tempo dopo mi svegliai di soprassalto, un rumore assordante di vetri infranti ed un boato profondo e sordo mi annunciavano che eravamo nel bel mezzo di una scossa di terremoto. Tutto fini' in fretta come era cominciato. Rimasi attonito cercando di valutare i danni nella stanza. Mi sentivo bagnato, il camice era bagnato, qualcosa mi si era rovesciato addosso. Odorai, un odore vagamente familiare mi indusse a cercare la bottiglia stock di DRG. Era rovesciata sul carrello a fianco a me, il liquido residuo mi gocciava ancora sulla spalla destra. Non ebbi neanche il tempo di realizzare la gravita' dell'accaduto, un flash improvviso e violento mi spiaccico' sulla poltrona, un fascio di elettroni esplose dalle lampade al neon, una morsa di ghiaccio mi attanaglio' lo stomaco e la sensazione che il cuore mi esplodesse. Non riuscii a proferire parola, ma il mio ultimo pensiero fu:- merda, sono in OD -. Jo entro' pensieroso nel laboratorio, non era sicuro di essere pronto a ripetere quell'esperienza. Si era anche un po' demotivato per l'ostruzionismo che stavano creando su quel progetto. Era certo che molto di quel polverone era stato alzato per cercare di boicottarli la carriera. Era di cattivo umore, tra l'altro quella breve ma violenta scossa di terremoto lo aveva messo a disagio. Se ci fossero state altre scosse durante l'esperimento? Odiava la California per quel motivo, non si poteva mai stare tranquilli. Tuttavia gran parte della gente lo considera eccitante, essere nelle mani del destino...boh. Spalanco' la porta del laboratorio esordendo con un: - Basta! sono stufo, arcistufo di questa vitaccia di accademici rimbambiti. Le ultime parole gli morirono in gola. In una pozza di bava e sangue giaceva il corpo del suo amico scosso dalle convulsioni. Tanne', che cazzo hai fatto porcaccia la puttana! Mi guardo' gli occhi sotto le palpebre rigide, mi copri' alla bene e meglio e telefono' al pronto soccorso. C'e' un emergenza -disse- un caso di intossicazione grave, ho bisogno di assistenza immediata.
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Shahrzad aspettava accucciata, non sapeva cosa sarebbe accaduto, la sola cosa che sapeva e' che non aveva intenzione di mollare proprio ora che era cosi' vicina alla meta. La paura pero' le generava uno stato d'animo molto fastidioso, non vi era abituata. Il luogo era deserto, la notte nel pieno del suo splendore. Una nebbiolina fosforescente copriva il suolo fino a circa 30 cm da terra. Sembrava di camminare sulle nuvole. La nebbiolina sembrava essere sensibile alla presenza di Shahrzad, infatti variava l'intensita' e la colorazione della luminescenza in prossimita' del suo corpo. Se camminava rimaneva traccia del suo passaggio come la scia di una barca. - Questo non va bene - commento' Shahrzad notando il perdurare della prova del suo passaggio. Noto' che ci volevano un paio di minuti prima che si fosse ristabilita una certa uniformita' nel vapore dopo il suo passaggio. - Questa dannata nebbia tradira' la mia presenza - esclamo' ella a denti stretti. Dopo molti ripensamenti si sistemo' ad una cinquantina di metri dalla grande piramide, seduta su di un muretto per restare al di sopra della nebbia. Da li' poteva osservare tutto cio' che fosse accaduto intorno alla piramide sensa essere vista, ed abbastanza vicina per potersi avvicinare (od allontanare) in fretta in caso di bisogno. Resto' seduta a contemplare la bellezza regale del luogo. La semplicita' essenziale della costruzioni e l'armonia con la quale si integravano tra di loro e con l'ambiente circostante davano al luogo un fascino ed un atmosfera incredibile. Eppure quel luogo le ricordava qualcosa, qualcosa accaduto nella sua mente...ma cosa? Forse un sogno? ma se non sapeva neanche cosa fosse un sogno. Tuttavia una sensazione, una visione di una donna o bambina, lo stupore di quegli uomini, sembravano pazzi, il fuoco, il lampo, i commenti della grande madre...era troppo fugace e faticoso il ricordo. Le dolevano le membra e la testa, aveva una gran confusione, la paura, la gioia, non riusciva ad avere coerenza di quanto fosse accaduto, ma evidentemente il gran consiglio lo sapeva. Le sembrava di essere ancora li' ferma nel tempo, le ombre passavano nella sua mente senza traccia, le palpebre le si chiudevano mentre la nebbiolina la avvolgeva teneramente come una specie di calda coperta che le conciliava il sonno. Sentiva una pace profonda, si sentiva pervasa di conforto mentre l'etereo vapore le entrava nei polmoni e nel cuore. Poi la pace si trasformo' in ansia dapprima leggera mentre il sonno incombeva potente. Senti' la sua mente andar via, sentiva l'oblio dolce e caldo avvolgerla con voluttuosa passione, si senti' esplorata nel profondo della sua intimita', la sua mente sfuggiva e sembrava recepire impotente le attenzioni insistenti del vapore, senti' al sua ombra assentarsi dal corpo etereo, vide un filo d'argento districarsi tra le nuvole, vide se stessa lontana su di una terra remota avvolta dalle braccia di un uomo. Senti' la passione attraverso' il suo corpo un attimo di pace e poi un urlo disumano, l'uomo nudo e folle correva sbattendo la testa sulle pietre sanguinanti. Senti' la paura, l'ansia, cerco' disperatamente di tornare in se', concentro' con rinnovato ardore la sua mente mentre con un conato di vomito e ripetuti colpi di tosse si libero' finalmente del drago troppo drogato dal suo profumo per possederla. Un sottile filo di fumo le usciva dalla bocca e si riuniva all'aleggiante vapore di colore giallastro (anziche' azzurrino come prima). Il Drago - sussurro' Shahrzad - ecco chi sei nebbia malefica. Comunque a giudicare dal colorito ti devo essere andata per traverso brutto impertinente! Volevi derubarmi dell'ombra ma guarda caso sono un poco indigesta, stronzo! e fece una pernacchia. La nebbia si dirado' laddove cadevano le goccioline di saliva vaporizzata ed ai margini dei vuoti divento' di un giallo sulfureo denso e puzzolente. - Ti sono indigesta brutto perverso che non sei altro, se potessi ti concerei per le feste a modo mio, ma purtroppo sei troppo sfuggente -. La nebbia lentamente si ristabili' nella sua omogeneita' di colore e diffusione, ma intorno a Shahrzad tendeva a diradarsi ed insieme ad essa spari' pure la sonnolenza. Ella rimase finalmente in pace ad osservare la meravigliosa danza delle ombre cinesi ad oriente. Un lampo la riscosse dai pensieri ed illumino' per un attimo l'intera area, rivelandone tutto lo splendore. Nessun rumore ne segui, ne tantomeno vi erano nubi nelle vicinanze. - Ci siamo - penso' Shahrzad - l'arrivo dell'energia prelude sempre la divinita'. Si accoccolo' il piu' possibile, si avvolse nel mantello, nessuno, neanche la grande madre avrebbe potuta vederla. Una luce diffusa si propago' sulla nebbiolina come una specie d'onda. La luminosita' dapprima sparsa sembro' concentrarsi intorno alla sommita' della piramide. L'alba era vicina, ma quella luce non sembrava il sole, piuttosto una luminosita' intrinseca alla costruzione triangolare. E come se prendesse forza dall'ormai prossimo giorno, un raggio accecante si proietto' dalla cima della piramide verso lo spazio infinito e nello stesso momento l'intera piramide sembro' diventare trasparente come l'acqua per poi scomparire insieme al raggio di luce, del quale rimase solo un tenue arcobaleno la cui base si perdeva piu' o meno dove un attimo prima si presentava in tutta la sua imponenza la grande piramide di Azig. Shahrzad si alzo' in piedi allarmata, disdetta! ho forse mancato l'apertura? Ma dove e' finita la grande piramide? - si lamento'con un filo di voce. Salto' giu' dal muro e cerco' di individuare un qualsiasi indizio che potesse rivelarle la presenza della piramide. Fu solo nel muoversi che riusci' a scorgere un riflesso sotto la vaga luminescenza residua dell'arcobaleno. Si fermo' e limmagine si dissolse. si mosse ancora e nuovamente trasparve l'eterea immagine simile ad un grande specchio dai contorni indistinti. Sembrava, per quel poco che riusciva a percepire, come una superficie d'acqua perfettamente calma posta in verticale. - L'acqua primordiale, l'acqua della vita, e' li' dentro che devo passare? - si chiese Shahrzad -. Si avvicino' cautamente, cercando di avanzare a ziz zag per non perdere la percezione dell'immagine. L'acqua sembro' come mossa da un fremito di vento, si avvicino' ancora e due grandi occhi fiammeggianti comparvero sulla superficie speculare. Erano intensi carichi di dolcezza ma inquietanti e forti. Shahrzad non si fermo', sono le illusioni penso', altrimenti sarei gia stata trafitta dallo sguardo di Osiris. Avvicino' la mano allo specchio quasi a toccarlo, ed una testa enorme di leone si avvento' con un ruggito pauroso verso di lei. Stoica nella sua cocciutagine ella non arretro', solo un leggero sussulto tradi' la sua paura, ma continuo' a muoversi per non perdere la visione dell'illusione. Era ad un solo palmo di distanza dalla superficie quando un gorgo di fuoco e d'acqua le si apri' davanti, terribile e potente. Shahrzad con apparente calma si lascio' cadere in quel gorgo senza emettere un suono ed ivi scomparve. ****************************************************
Jo era visibilmente scosso, correva accanto al mio corpo privo di sensi direzionando la lettiga per i corridoi del Medical Center fino alla sala di rianimazione. Cerco' di percepire un qualsiasi cenno di coscienza ma la mia mente era lontana dal mondo reale, un modo di luci ed ombre, una sensazione di leggerezza e di insofferenza come se fossi costretto in un sacco. Improvvisamente il sacco si apri' e mi sembro' di aleggiare nello spazio circostante sensa capire esattamente la mia posizione. Ero in grado di osservare la scena, mi faceva impressione il mio corpo riverso privo di sensi con un'espressione innaturale e stravolta dall'incoscienza. Allungai una mano verso le mie membra inermi come per toccarlo ma la sola sensazione che ebbi fu simile a quella di immergere la mano nell'acqua attraverso la mia immagine riflessa. Provai a ripetere l'operazione con gli oggetti e le persone intorno a me, ma ogni volta ottenevo lo stesso effetto. Passai da uno stato iniziale di stupore e curiosita' ad un profondo smarrimento. Cominciai ad agitarmi a cercare di attirare l'attenzione delle persone attorno ma sensa ottenere alcun effetto. Ero quasi adirato nel vedere come il mio corpo veniva maneggiato e riempito di sonde e rilevatori cardiaci. Mi sentivo impotente, volevo intervenire ed attirare l'attenzione sulle operazioni che ritenevo utili fare. Tuttavia il rendermi conto che nessuno facesse il benche' minimo cenno di risposta alle mie convulse osservazioni mi mnadava in bestia. Cominciai ad girare in tondo per la stanza e mi resi conto che la mia posizione geografica nella stanza era totalmente indipendente dagli ostacoli fisici, e potevo tranquillamente passare attraverso muri pavimenti ed oggetti. Il mio muovimento nelle tre dimensioni dello spazio sembrava esclusivamente determinato dalla mia volonta'. Sto sognando - pensai- e' un'incubo assurdo!-. Nella agitazione frenetica della sala una cosa attiro' la mia attenzione. Era come se l'immagine del mondo reale che avevo davanti a me venisse perturbata da una interferenza simile ad un'increspatura di uno specchio d'acqua. La perturbazione si amplio' rapidamente fino a formare quello che potrei definire uno squarcio del tessuto dimensionale, una violenta luce ne trapasso' la tessitura e ne venni trascinato attraverso e cosi' varcai la soglia dimensionale del nostro mondo (almeno cosi' lo interpretai). Mi ritrovai in uno spazio indefinito del quale no riuscivo a definire i contorni, la mancanza totale di punti di riferimento mi provoco' un po' di smarrimento, ma la luce mi tranquillizzava. Sentii un sospiro profondo e inquietante, mi voltai e rimasi paralizzato dal terrore e dallo stupore nella visione di due grandi occhi gialli come quelli di un enorme felino che mi osservavano intensamente come se volessero trapassarmi, scavarmi sino dentro alle viscere e strapparmi il cuore. Restai paralizzato dal terrore, ma pensai subito si trattasse di un'allucinazione ed il pensiero mi tranquillizzo'. E tu chi sei dissi quasi a stupirmi della candida arroganza che misi nella mia domanda. Un gorgoglio profondo come quello di un enorme leone (ma certo un leone non era) e un intenso e lungo sguardo mi indussero a non proferire altre parole. Mentre mi trovavo in questo stato di inquietudine percepii una seconda presenza dietro a me, mi voltai e vidi una forma apparentemente umana, ma con la testa di sciacallo e gli occhi intensi e profondi che mi scrutava come a trapassarmi con la potenza del suo sguardo. Ma tu chi sei? chiesi a fil di voce incredulo e terrorizzato. Non proferii il nome che mi balzo' nella mente, non riuscii quasi a pensarlo, perche' in quel momento la sua mano mi trapasso' lo sterno, la sentii stringersi con decisione dentro di me per poi ritrarla indietro con il mio cuore pulsante. Restai attonito, incapace di fare il benche' minimo muovimento. Non sentii dolore ma solo un'indescrivibile vuoto assurdo e profondo, come se fossi stato privato della mia integrita', privato della mia essenza e restai paralizzato dal terrore, dall'incredulita' e dalla piu' profonda angoscia a guardare quella bestia feroce ed imponente che stringeva il mio cuore osservandomi dritto negli occhi. Ebbi la sensazione di rivedere ogni tratto della mia esistenza, provando una folla di emozioni contrastanti e violente, come una specie di riassunto emotivo della mia vita, vedevo il cuore fumante pulsare violentemente nel suo pugno. Non so' quanto tempo passo', poteva essere un istante o tutta un'eternita', ma alla fine il suo pugno mi trapasso' nuovamente lo sterno e la sua mano si ritrasse vuota, liberando il mio cuore dentro di me. Sentii una pace ed un calore intensi mentre il mio intimo riprendeva a vivere, e quella insostenibile, terribile angoscia si dileguo' come nebbia al vento. Continuo' a guardarmi intensamente negli occhi, per un momento mi sembro' dubbioso e temetti volesse nuovamente strapparmi il cuore, ma il suo sguardo mi lascio' per incontrare quello dell'altra spaventosa presenza felina. Sembrava un'intesa, un linguaggio muto ma chiaro e dopo un'attimo l'enorme forma leonina si volto' dileguandosi nell'aria con una specie di sordo ruggito represso che mi apparve un misto di insoddisfazione e di rabbia ma senza cattiveria. L'altra figura, si avvicino nuovamente e mi appoggio' la mano sugli occhi, e quando la ritrasse, un istante dopo, la mia vista era in qualche modo mutata, dapprima non capii, ma dopo pochi istanti realizzai che la mia percezione del mondo era monocromatica, approssimativamente si puo' dire che vedevo in bianco e nero, o almeno quella era la sensazione. Non potei riflettere a lungo su quella nuova condizione poiche' una luce incredibile invase l'ambiente e potei distinguere a malapena una figura dalle fattezze umanoidi ma costituita esclusivamente di luce, i cui occhi incredibilmente neri mi paralizzarono dallo stupore e dalla paura. Quel nuovo essere, dopo avermi lanciato uno sguardo si rivolse alla figura dalla testa di sciacallo con la quale scambio' uno sguardo rapido ma intenso, dopodiche' riporto' la sua attenzione su di me. Mi scruto' di nuovo con quello sguardo doloroso ed insostenibile e proferi' alcune parole dal significato a me ignoto e tacque come in attesa di una risposta. Non vedendomi rispondere ripete' le parole arcane e si fermo' in una nuova pausa. Come incuriosito (almeno cosi' mi sembrava) dal mio Naidenzio si avvicino' ancora e mi pose una mano sul cuore. Mi irrigidii pensando che anche lui avesse intenzione di strapparmi il cuore, ma dopo una breve pausa (nella quale sembrava come un medico che auscultasse il paziente) parlo' brevi parole al suo compagno e lo guardo' con quell'incredibile sguardo. Un momento dopo entrambi voltarono la testa di scatto nella direzione da cui l'utima entita' era arrivata, come se avessero percepito qualcosa di anomalo, e si volatilizzarono all'istante nello stesso punto in cui si trovavano. Il mio stupore mi impedi' di capire cosa stesse accadendo, e di fare muovimento alcuno, quando una nuova figura comparve alla mia sinistra. Costei era bellissima, la sua vista mi diede pace e conforto come se la conoscessi, tuttavia diversamente dalla seria austerita' delle altre due entita' essa mi parve smarrita malgrado l'imponenza della sua incredibile bellezza e regalita'. Non sembro' accorgersi di me subito, e quando mi guardo' il suo sguardo dapprima smarrito parve accendersi di una gioia immensa mista a stupore, mi si avvicino' come per abbracciarmi (almeno cosi' mi sembro') e si fermo' ad un palmo da me, i suoi occhi nei miei, le sue labbra quasi toccavano le mie, senti' una strana sensazione di smarrimento. Parlo' parole dolcissime ma incomprensibili, le vidi una lacrima scenderli da una guancia ed istintivamente alzai la mano per asciugarliela. Al contatto delle mie dita con la lacrima la mia mente si annebbio', sentii la pazzia bruciarmi il cervello e persi ogni cognizione dell'ambiente circostante. Tempo dopo (non so' quanto) aprii gli occhi, la luce mi feriva, li richiusi. Cosi' feci piu' volte fino a quando la luce mi sembro' piu' tollerabile e la mia mente piu' presente, cercai di mettere a fuoco la figura davanti a me senza riuscirvi, ma sentii forte e chiaro una voce di donna che agitata gridava: - dottore, dottore il paziente in coma sta dando reazioni, sembra si stia risvegliando-. Ricaddi nuovamente in un profondo torpore ma mi risvegliai nuovamente e questa volta con piu'cognizione della realta', vidi una figura sopra di me, misi a fuoco e sentii la voce di Jo che mi diceva:- brutto figlio di una gran baldracca mi hai fatto venire un'infarto, ti vorrei tanto spaccare la faccia -. Sorrisi e cercai di replicare ma ero troppo debole per riuscirvi.

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