7 Storm
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Verso l'una eravamo pronti per una prima visita alla necropoli di Giza, dopo un'interminabile mattinata passata per gli uffici. Tuttavia eravamo riusciti ad avere permessi validi per dieci giorni con i quali potevamo accedere a tutte le rovine del luogo, almeno a tutte quelle che non rappresentassero un serio pericolo di crollo.
Passammo il pomeriggio ad esplorare le rovine. Naid conosceva profondamente il luogo, parlava di tutte le scoperte, i misteri e le dicerie che costruivano il mito intorno alle perfette geometrie di quel posto magico. Mi racconto' della costellazione di Orione di cui le tre piramidi ne rappresentavamo con precisione maniacale la cintura.
La sfinge guardava con calma impassibile verso est aspettando il sorgere del leone. Il Nilo stesso specchiava le sue acque nella Via Lattea con sorprendente somiglianza. Limmagine terrestre combacia con precisione il cielo nel 10500 BC. In quell'epoca gli dei avevano rappresentato il paradiso in terra - raccontava Naid. A quanto pare l'archeologia ortodossa rifiutava quella favola incantata consona piu' ad una fiera di paese che alle cattedre universitarie. Tuttavia l'incredibile tecnologia e precisione nonche' una conoscenza astronomica sbalorditiva erano difficili da associare ad un popolo primitivo. La comparsa cosi' improvvisa delle meraviglie Egizie era quantomeno sconcertante poiche' non si trovavano tracce di una evoluzione. Quelle costruzioni maestose sembravano essere arrivate senza preavviso, e senza indizi. Il loro messaggio era scritto nelle stelle di piu' di dodicimila anni fa.
Zed-Tepi, significava "la prima volta", quando Osiris stabili' il suo regno in terra, il Giza plateau ne era la sede.
Secondo queste teorie un po' visionarie - continuava inperterrito Naid - la grande piramide sarebbe la porta di comunicazione col mondo astrale.
Ma di questi dei che ne e' stato? - interruppi io -.
- Per gli Egiziani gli dei non governano piu' il mondo, a loro hanno seguito i semidei e gli eletti, che ne tramandavano il messaggio.
Per qualche motivo la loro presenza in terra e' stata solo estemporanea, cosi' come lo e' stata la comparsa delle piramidi. Tuttavia per gli antichi Egizi questo luogo sacro rappresenta la comunicazione col mondo divino, la coscienza dell'immortalita'.
Brr! - esclamai - queste storie mi fanno accapponare la pelle.
- Lo so' - rispose - ma purtroppo sono solo affannosi tentativi di dimostrare l'indimostrabile. Una disperata risposta alla cronica crisi esistenziale dell'umanita', dall'alba dei tempi l'uomo ha cercato una spiegazione e troppo spesso con la religione ed il mito, ma la vera verita' e' la cruda realta'. Si nasce, si muore nulla resta al mondo se non il lampo dell'esistenza umana.
- Dio mio! come sei pessimista.
- No in realta' sono romantica, mi piacciono queste storie e mi piace crederci, tuttavia mantengo una parte di me piu' realistica, tanto per essere preparata al peggio.
- Anche io - risposi piano.
Naid...Naid sei tu? - urlo' qualcuno.
Naid si volto', un sorriso le illumino' il volto e corse a braccia aperte verso un anziano e distinto signore che si avvicinava a grandi passi verso di noi. Zio, che piacere rivederti mi sei mancato tanto - piagnucolo' lei tra le sue braccia.
Questo e' mio zio Alberto - disse Naid verso di me -, praticamente mi ha fatto da padre. E questo chi e' - disse lui quasi minaccioso -.
E' uno scienziato, un caro amico che mi assiste nelle mie ricerche.
Anche lui un archeologo? -chiese.
- No, non esattamente, ma la sua ricerca lo ha portato qua.
- Gia'! - esclamo' lui irritato - la conosco bene quella ricerca.
- Zio su, sono grande e vaccinata ormai.
- Sono un uomo - gli disse lui semiserio - e conosco gli uomini.
Io ero visibilmente imbarazzato e non sapevo se sorridere o prepararmi al peggio, tuttavia cercavo di mantenere un contegno mentre cercavo mentalmente una fuga onorevole.
- Alberto mi si avvicino' e disse - devo ammettere che ha una faccia simpatica!. Mi diede una manata sulla schiena che mi tolse il fiato, che, secondo lo sguardo divertito di Naid, avrebbe dovuto rappresentare una pacca amichevole
Dopo aver scambiato le presentazioni e le domande di rito, Alberto ci parlo' concitato delle ultime scoperte che lui insieme ad altri archeologi avevano fatto recentemente.
- Ti ricordi il cunicolo che stavamo esplorando con il robot, quello che si estende sotto la piramide e che sembra estendersi fino a sotto la Sfinge? - Naid annui.
- Beh' tre settimane fa' abbiamo scoperto una porta, sembra essere localizzata piu' o meno sotto le zampe anteriori della sfinge, proprio vicino alla cavita' che e' stata rilevata dagli strumenti.
Naid si rivolse a me interrompendo lo zio. - C'e' una certa eccitazione per la possibilita' di una stanza sotto la sfinge in cui sarebbero custodite le nozioni sacre degli dei, una specie di "bibbia" universale lasciata dagli dei a custodia della Sfinge. Pare che originariamente fossero custodite nello zed, ma successivamente per preservarle da un uso improprio da parte degli umani queste reliquie divine siano state nascoste sotto la sfinge per essere scoperte in tempi piu' maturi.
Alcuni sostengono si tratti delle tavole di Mose'. Chiaramente e' tutta fantascienza, tuttavia sembra che ci siano molte stanze e cunicoli inesplorati nel sottosuolo e nelle piramidi. Inoltre gli archeologi sono tutti un po' visionari.
Naid! -urlo' Alberto - mi fai parlare! Abbiamo trovato un oggetto!
- Cosa? -chiese Naid visibilmente incuriosita.
- Una croce egizia. sai quella specie di chiave che Osiris ha sempre in mano. Davvero? esclamo Naid incredula.
Si, ma e' fatta di un materiale strano, difficile da identificare, sembrerebbe un qualche tipo di pietra, non e' chiaro se possa trattarsi di un originale.
- Dove l'avete trovato? - chiese Naid.
- Quando abbiamo scoperto la porta, abbiamo cercato invano di aprirla, con il robot e' piuttosto complicato. Tuttavia siamo riusciti ad infilare una minicamera sotto la porta e mentre cercavamo di capire cosa si vedesse al di la', abbiamo perso il segnale. Nel tirarla fuori e' rimasta incastrata.
Abbiamo provato e riprovato finche' siamo riusciti ad estrarla ma da sotto la porta e' comparso anche uno strano oggetto. Con non pochi sforzi il robot lo ha portato sino a noi. Conclusione quello era l'oggetto. dopo le prime analisi cominciamo ad avere dubbi che sia genuino, c'e' chi pensa che sia un qualche tipo di manufatto moderno per turisti che evidentemente e' rimasto sepolto.
- Allora? sarebbe questa la novita', disse Naid.
- No! - disse lui- la novita' e' che ci sono tracce di materiale organico, il carbonio 14 lo data a piu' di dodicimila anni.
Naid lo guardo' allibita
- Calmati - disse lui. Potrebbe essere entrato in contatto con materiale organico preistorico, non significa che sia anch'esso cosi' antico.
Al quel punto intervenni timidamente io - che tipo di materiale organico?
Alberto mi guardo' sorpreso. - Non lo so', sappiamo solo che contiene carbonio.
- se mi permettesse di dargli un'occhiata io credo di essere in grado di verificare di che tipo di materiale organico si tratti - dissi timidamente.
- A si? - disse lui quasi accigliato.
- Credo di si', mi servirebbe solo la possibilita' di sfruttare un qualsiasi laboratorio, anche con pochi mezzi.
- Ma che tipo di scienziato sei? - mi chiese diffidente.
- E' un biologo, un ingegnere genetico -intervenne Naid.
- Ah! -accuso' lui. E sapresti mantenere il segreto professionale?
- certo! - risposi pronto - sono un professionista non uno sciacallo.
- beh' di questo ancora mi devo accertare.
- Su Zio smettila, mi fido di lui, e poi gli staremo alle calcagna.
- Maledetta figlia! - se scoppia un casino ti diseredo definitivamente.
- Ma se non hai una lira -ridacchio' lei- a malapena sopravvivi spaccone che non sei altro.
- Vieni qua' che te le do' di santa ragione - urlo' divertito.
Naid scappo' a gambe levate mentre lui la inseguiva. Io, dopo un attimo di incertezza, trotterellai timidamente dietro al loro polverone.
Passammo la serata insieme in un locale alquanto losco ma altrettanto pittoresco. Alberto era una persona squisita, con passione ed intelligenza. Ci parlo' della sua frustrazione per i problemi tecnici che rendevano cosi' difficile l'esplorazione del tunnel, di come ogni missione compiuta dal robot richiedesse settimane di preparazione ed il piu' delle volte il robot riuscisse a fare solo pochi metri nello stesso cunicolo. Il giorno della scoperta della porta era stato incredibilmente fortunato e non era sicuro di riuscire ad arrivarci di nuovo. Inoltre le autorita' locali volevano porre termine alle sue ricerche "per paura dei danni arrecati ai monumenti". Infatti il permesso non gli era stato rinnovato e fra poche settimane sarebbe stato costretto ad interrompere. Egli riteneva che dietro a quella scusa banale si mascherassero altri problemi, come la paura di scoperte che mettessero in discussione la gloria dell'impero Egiziano e le eminenze della scuola ortodossa.
Nel corso della chiacchierata serale soffrii spesso della mia ignoranza in materia di piramidi. Naid e suo zio sembravano assenti dalla realta', completamente immersi nelle loro congetture e spiegazioni. Credo che mai piu' nella vita mi capito' di assimilare cosi' tante informazioni in cosi' breve tempo. Mi resi conto di quanto il campo del mistero fosse vasto.
Alla fine della serata avevamo deciso di fare le analisi strettamente necessarie almeno per stabilire se valesse la pena perseverare sull'importanza che attribuivamo alla scopera. Inoltre lo zio ci accordo' di partecipare, come "osservatori", alle ricerche sul campo purche' non ne divulgassimo gli sviluppi.
Quella notte sognai in modo sfrenato, passando da visioni beate del Tuat (paradiso egizio) alle iquietanti minacce della sfinge:"il padre del terrore" la divinita' dalla testa di leone che divora coloro i quali non hanno il cuore dal giusto peso. Mi svegliai sudato, dolorante per la scomodita' del divano. Tuttavia mi rasserenai alla vista di Naid che mi porgeva il caffe' con il suo solito sorriso dolce ed inquietante. Shahrzad - mormorai.
Ti sei rimbambito! - escalamo' ad alta voce Naid - che cavolo vai cianciando? sei proprio fissato con quel nome.
-Cosa? quale nome? - sbiascicai con la bocca impastata.
- Niente, non ci far caso - disse ridendo - questo succede ai drogati cronici che si sono bevuti il cervello. alzati, mio zio e' un mattiniero e sara' gia' al lavoro da tanto, dobbiamo sbrigarci se vogliamo partecipare alle ricerche.
Un'ora dopo mi ritrovavo in una baracca infuocata dal sole del deserto con in mano il misterioso ritrovamento di Alberto. Era piuttosto piccolo, la grandezza di un ciondolo, fatto di un materiale strano, una via di mezzo tra un metallo ed una roccia. Al tatto risultava liscio, ma una analisi piu' attenta rivelava una fine porosita'. Non vi era traccia evidente di aperture ma su di un lato apparivano alcune incisioni consumate. - Che significa? - pensai ad alta voce.
- Non siamo sicuri -intervenne Alberto- sembra una sorta di avvertimento o di minaccia ma non e' ben chiaro, e troppo sbiadito per poterlo leggere con certezza. Per quanto ne so' potrebbe pure essere il sigillo della fabbrica che lo produce. Tuttavia risulta chiara la dicitura "Hwl", che e' uno dei nomi con cui e' chiamata la sfinge che non viene usato comunemente, tanto meno per un ninnolo turistico.
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Shahrzad non era dell'umore migliore in quella mattina tempestosa (come tra l'altro tutte le altre ultimamente), la rabbia di non poter fare niente per tirare fuori i suoi amici dalla stanza del gioco le dava un senso di impotenza mai provato prima.
Pettinava nervosamente i capelli sensa riuscire a disporli in modo piacevole. - Devo andare a trovare la Grande madre, la vatessa responsabile di questo insulso complotto, - disse tra se.
Usci' sbattendo la porta e facendo tintinnare le foglie spettinate della felcetta. Si reco' veloce dalla strega Scirocca alla quale aveva intenzione di chiedere consiglio su come incontrare la Grande madre, impresa non facile. Scirocca era come al solito intenta a bruciare carboni e sabbia ed alla vista di Shahrzad un ghigno profondo le attraverso' il viso rugoso. Cosa vuoi mia dolce bambina -disse con aria ironica-. Non cominciare Sciro', oggi proprio non sono in vena di scherzare -disse Shahrzad-. Mamma mia -esclamo' scirocca- sono tutta un brivido di paura, cosa posso fare per evitare la tua ira?. scommetto che Antelos ha qualcosa a che vedere con tutto cio'.
Senti brutta strega -ribatte' Shahrzad- smettila di fare la smorfiosa e dimmi come faccio ad incontrare la grande madre.
Sentila questa -disse nervosamente Scirocca- ora vuole vedere la Grande Madre, nientepopodimeno. Immagino che vorrai anche ammirare lo spendido Topkapi, e magari intorcinare il filo delle moire. Che cosa credi che una stupidina come te possa avere qualcosa da dire alle regali eminenze?
Certo -disse Shahrzad con un sorriso acido- gli diro' anche di farti marchiare in fronte col timbro ufficiale degli stronzi.
Basta! -urlo' Scirocca- questo e' troppo, ero di ottimo umore fino a poco fa' e non intendo farmi rovinare la giornata da una civettuola da baraccone. Se vuoi un consiglio chiedilo gentilmente, altrimenti vai al diavolo. Va bene -disse Shahrzad morbidamente- saro' carina e gentile, sono solo nervosa ma non ho niente contro di te, lo sai che ti voglio bene. Scirocca borbotto' imbarazzata qualche incomprensibile suono, dopodiche' aggiunse - va bene vuoi sapere che ne e' di coloro che stanno nella stanza del gioco, e per questo vuoi incontrare la Grande Madre, vero? - Certo - rispose pronta Shahrzad. Allora stai sbagliando -riprese Scirocca- perche' non e' la Grande Madre il conoscitore dei sogni.
-Che intendi dire? e chi e' allora... -interruppe frettolosa shahrzad.
-Vuoi sapere oppure no? -disse scirocca visibilmente seccata.
Shahrzad abbasso' lo sguardo e mormoro' alcune parole di scuse mentre tratteneva a fatica la rabbia.
Hwl, - disse solennemente Scirocca- e' Hwl che devi incontrare.
Hwl -ripete' lentamente shahrzad con paura.
Per vederlo -riprese Scirocca- devi cavalcare il cocchio con Elios e devi cosi' raggiungere il deserto dell'Asth. Li' dovrai recarti allaltopiano di Azig dietro la valle dell' Olin, ed attendere le tenebre. Dovrai vegliare la notte per evitare che l'alito del drago ti tolga le forze e che l'allucinazione ti travolga. Ma questo e' il tuo forte vero? -ridacchio Sirocca-.
-Smettila di fare l'acida -mormoro' Shahrzad visibilmente scossa.
Quando la notte e' matura, -continuo' Scirocca senza badare allo sguardo spaventato di shahrzad- quando entrambi i soli sono ancora sotto l'orizzonte e si possono' gia' percepire i profumi di Aurora, allora, e solo allora devi entrare nello Zed.
Devi stare attenta, perche' se entri troppo presto sarai vaporizzata dall'apertura della porta delle stelle. Se troppo tardi si sara' gia' chiusa. Inoltre devi ben guardarti da Osiris il trasformatore, il suo sguardo potrebbe esserti fatale.
E come faccio? -chiese Shahrzad ormai in preda all'ansia piu' profonda-
Semplice, passa attravero lo specchio -disse Scirocca-.
Quale specchio? -Chiese shahrzad.
Lo specchio della folgore, quando Osiris trasporta le essenze attraverso il fiume sotterraneo. Bada, Lo specchio crea le illusioni.
Come faccio ad individuarlo -intervenne Shahrzad?
Devi lavorare di fantasia -rispose Scirocca-. Ad ogni modo e' forse meglio se non riesci a passare. Nessuno vi e' mai riuscito, o comunque non e' mai tornato a raccontarlo.
-Ma che dici? -intervenne Shahrzad con voce incredula ed angosciata- Possibile che nessuno abbia mai incontrato HWL?
Oh si -riprese Scirocca- Io stessa ho avuto l'onore, nella stanza dei sogni.
Ma dai? e com'e'? -chiese shahrzad.
Non lo so', il confronto con HWL e' esclusivamente onirico ed il ricordo che lascia e' confuso e frammentario come un sogno, a volte mi chiedo se sia mai realmente avvenuto.
-Ma com'e' la stanza dei sogni, cosa accade al suo interno? - chiese medidabonda Shahrzad-
-Scirocca si incupi' e rispose nervosa- Non so', non so' niente, come ti ho detto i sogni sono sfuggenti, ed inoltre di cio' non si parla, e' una questione intima e molto personale. Il modo migliore di prenderlo e' come un gioco, un gioco dolce e terribile.
-Ma avevi paura?- insiste' Shahrzad malgrado lo sguardo cupo di Scirocca-
No, non esattamente, ci sono momenti di paura e di calma, momenti di tristezza e di felicita', ma nel complesso non posso dire che faccia paura.
Allora perche' tutti ne parlano con rispetto reverenziale -chiese Shahrzad quasi urlando.
Basta! -esclamo' Scirocca- ho fatto male a parlartene, boccaccia mia statti zitta. Ti ho detto e' una cosa intima, molto personale. Ora smetti di fare domande, ti ho detto tutto cio' che so.
Non e' vero strega malvagia -disse con rabbia Shahrzad-, mi stai nascondendo qualcosa, lo so, lo vedo.
Anche se fosse -ringhio' Scirocca- e' meglio non saperlo. Ora pussa via maledetta incantatrice, vai via, ho da fare.
Detto cio' si volto' e scompari' nella penombra della stanza, quasi come se si fosse volatilizzata per incanto.
shahrzad si rese conto che la discussione era finita e si allontano' furente a grandi passi.
Era disperata, le notizie fornitegli dalla strega non erano quello che avrebbe voluto, l'idea di dover incontrare Hwl non l'attraeva per niente, e non per quelli stupidi trabbocchetti della porta della percezione, ma perche' Hwl dominava la sfera dei sogni, un mondo al quale shahrzad non era affatto attratta.
Detesto perdere la percezione delle cose -urlo' infuriata.
Mentre camminava mestamente verso casa le parole austere di Scirocca rimbombavano ancora nella testa di Shahrzad . Devo fare qualcosa se no impazzisco -penso' tra se'-, devo andare, mi devo attrezzare al meglio e cercare di raggiungere HWL. Non posso trovare la porta dei sogni, la sola alternativa e' HWL. La sola parola le faceva paura, antichi ricordi e sogni le attraversavano la mente, la paura atavica di HWl era un mito tenebroso. Nessuno sapeva perche' quel nome generasse paura, ma tale era il timore che molti lo chiamavano piu' semplicemente "il padre del terrore".
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L'aereo rollava con violenza per via di un forte temporale, guardavo le luci del Cairo scomparire tra le nuvole cercando di sorseggiare un caffe' senza rovesciarmelo addosso. Naid mi stringeva nervosamente la mano mentre cercava di rilassarsi.
Che ne pensi del ritrovamento?-le chiesi per distrarla-
Non so' -rispose con aria assente- sei tu in carico di trovare una risposta a tale domanda.
Lo so', -dissi sospirando- non sono riuscito ad avere una chiara risposta, comunque l'analisi fatta suggerisce che si possa trattere di DNA, se convalidassi questa ipotesi potrei stabilire di che organismo si tratta, e chissa' questo ci potrebbe dare una risposta.
Comunque mi dispiace che tuo zio non possa continuare le ricerche, non capisco il bigottismo delle autorita'.
Non sono le autorita' -intervenne Naid- sono i grossi ricercatori della archeologia classica che fanno enormi pressioni perche' la loro teoria non sia messa in discussione.
Lo so, la prima regola viene sempre infranta.
Qual' e' la prima regola? -chiese Naid-
distruggere le certezze -risposi-
Ho comunque l'impressione -disse Naid- che molti scienziati non possiedano questa qualita', molte volte nel corso delle mie interviste ho trovato strane reazioni, a volte anche prive di buon senso.
Lo so -dissi- per qualche arcano mistero scienza ed ottusita' sono sinonimi, e non gradiscono la verita'.
Guardai fuori dal finestrino e Naid mi accarezzo' lievemente i capelli.
Mi voltai verso di lei guardandole la bocca, passarono alcuni secondi interminabili. Mi accorsi che le ero troppo vicino, rischiavamo di toccarci le labbra. Mi irrigidii.
Odio questo mio moralismo! -esclamai con forza-.
L'attendente di volo mi guardava sbigottito mentre mi porgeva il vassoio del pranzo. Lo perdoni - disse Naid ridendo- soffre il mal d'aereo.
Non si preoccupi -rispose l'attendente- la turbolenza e' praticamente finita, da ora il volo sara' molto piu' gradevole.
In effetti era vero, l'aereo volava fluido e stabile, e l'odore del cibo mi fece venir fame, e non sembrava neanche male per essere cibo d'aereo.
Venti ore piu' tardi, con addosso il sudore di due lunghi scali ed il nervosismo dovuto al poco sonno, mi ritrovai a LAX international. Il sole caldo e secco della California mi ricordava troppo il Sahara. Mi sembrava quasi di aver avuto uno strano sogno. Anche Naid si era volatilizzata con un saluto veloce ad Atene. Non ero sicuro di riuscirla a rivedere, non sapevo cosa mi riservasse il futuro.
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