6 Hwl
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Passarono alcune settimane prima di poter riparlare della strana esperienza passata. Jo non era del buon umore precedente, e malgrado non si ricordasse la benche' minima cosa, era tuttavia turbato.
Il lavoro ci teneva occupati con la sua burocrazia di richieste di fondi e l'organizzazione dei corsi per gli studenti. Fu solo dopo cinque settimane che riuscii a mettere le mani sugli appunti riguardanti gli studi sull'effetto di draghee. I ratti transgenici erano tra l'altro tutti morti (non si capisce se per l'effetto di draghee oppure per le terribili attenzioni del responsabile dello stabulario) e quindi eravamo al punto di partenza. La registrazione del delirio di Jo ed il significato oscuro delle parole da lui pronunciate erano le uniche testimonianze rimaste dei nostri esperimenti.
Fu proprio rileggendo le parole arcane che venivano fuori dal sogno di Jo che mi decisi di rintracciare un mio lontano parente esperto di esoterismo e tradizioni antiche. La conversazione telefonica fu piuttosto lunga, passati i primi salamelecchi lo misi al corrente del problema e ne discussi a lungo con lui cercando di sviscerare il nocciolo dei suoi discorsi arzigogolati. Mi promise di mandarmi dei libri che a suo giudizio sarebbero stati illuminatori. Infatti qualche giorno dopo arrivo' a casa un pacco piuttosto voluminoso con dentro una trentina di libri. Come al solito aveva esagerato di almeno un ordine di grandezza. La maggioranza dei libri restarono intatti negli scaffali ma da tre, quattro testi riuscii ad imparare abbastanza per poter se non altro essere un pochino piu' al corrente della simbologia antica.
"asoth, manu, abu-hol, zed".
Il susseguirsi delle parole poteva avere una coerenza se lo si interpretava nel modo seguente:
"Asoth" rappresenta la visione dei principi primi dell'universo, la nascita del concetto, della simbologia, rappresenta le regole basi della fisica che regolano l'esistenza dell'universo.
"Manu" e' l'intelligenza cosmica, e' in pratica la rappresentazione della forza creatrice. Queste due parole volevano mettere in evidenza che i principi riportati dal simbolismo dell'asoth erano l'essenza dell'universo. Fino a qui' tutto bene, niente di diverso dalle speculazioni dei piu' illustri fisici.
La simbologia di "Hwl" o Atum rappresentava il Dio creatore a cui si associava la nascita delle civilta', e' tuttavia una figura ambigua a cui si associa anche il concetto di terrore.
Lo Zed restava ancora un mistero.
La sintesi di tale analisi poteva essere vista nel subconscio di Jo come se la capacita' infusa da draghee potesse in qualche modo mettere in comunicazione con la divinita' ma anche con il terrore ad essa associato, e di qualcosa d'altro che ancora non conoscevo.
OK! - disse Jo in seguito alla mia spiegazione. - in pratica mi stai dicendo che sotto l'influsso della droga mi sono trasformato in una specie di oracolo e ti ho messo al corrente delle istruzioni per l'uso per una droga che evidentemente e' stata disegnata per gli dei, giusto?
- beh, si, e' meno colorito ma piu' o meno il significato e' quello.
- E secondo te caro Tandeddu -continuo' Jo - da dove mi e' venuta questa scienza infusa?
- Questo dovresti dirmelo tu -risposi ironico.
- Che cavolo ne so - impreco' lui - l'unica cosa che ti posso dire e' che non ho mai avuto in vita mia la piu' pallida idea di cosa fossero e che cosa significassero quelle parole. Inoltre di quell'esperienza mi e' rimasto ben poco se non uno spiacevole senso d'ansia che ancora non mi ha lasciato.
Ok - dissi io con calma - lasciamo sperdere le interpretazioni cabalistiche, tuttavia e' bene essere aggiornati nel caso cio' si ripetesse.
Per il momento ne ho abbastanza - disse Jo.
Credo sia bene fare un po' di break - aggiunsi a fil di voce.
Qualche mese dopo mi trovavo in traghetto diretto a Creta per un congresso sugli sviluppi dell'ingegneria genetica.
Ero finito su quel relitto ambulante dopo un'estenuante viaggio di 16 ore in aereo.
Ero partito in fretta e furia due giorni prima da Los Angeles con scalo a New York Roma ed Atene scapicollandomi fino all'ultimo secondo per impostare la presentazione poiche' avevo deciso di accettare l'invito solo all'ultimo momento.
Erano anni che non viaggiavo in nave e la sensazione del vento fresco, dello strano odore misto di grasso e legno, mi riportavano indietro nel tempo, alle calde estati piene di avventure.
Passeggiavo su e giu' senza tregua, la navigata sarebbe durata tutta la notte ma non riuscivo a dormire. Forse era la preoccupazione della presentazione che avrei dovuto dare due giorni dopo davanti ad una folla spaventosa di scienziati-pescecani che per amore di gloria erano disposti a tutto pur di mettere in cattiva luce un competitore. Mi aspettavo le domande piu' insidiose e le piu' stupidi (le piu' pericolose). Sapevo che la sperimentazione genetica di draghee era considerata pericolosa e sensa un valore pratico, questo era un ottimo argomento d'attacco per i piu' fanatici. Mi ripassavo mentalmente i punti principali del discorso ed immaginavo i battibecchi piu' furiosi, quando, un oggetto al suolo prese la mia attenzione. Lo raccolsi e lo rimirai girandolo tra le dita. Si trattava di un gioiello dorato rappresentante una testa di ariete sormontata da un cobra. Aveva un non so che' di antico, e nel pallore della notte incuteva soggezione.
- E' soltanto una copia - sentii dire da una voce femminile suadente - ma ci tengo parecchio.
Mi girai e mi ritrovai faccia a faccia con una meravigliosa ragazza alta, magra ed abbronzata, coi lunghi capelli che gli scendevano a riccioli sulle spalle.
- Lo stavo cercando - disse lei con un tono di scusa.
- Mi deve essere caduto quando o arrotolato il sacco a pelo.
- Certo, certo - dissi io impacciato - ne stavo solo osservando la bellezza magnetica.
- Lo so - disse lei, e' un gioiello egizio, l'originale ha piu' di quattromila anni.
- Impressionante - dissi io sentendomi immediatamente un idiota.
-Lei e' un appassionata di archeologia? - domandai completamente in pallone.
No - rispose - sono un'appassionata del mediterraneo, mi piace tutto cio' che lo riguarda; la gente, il cibo, la storia, la poesia, la mitologia e la sua incredibile bellezza.
Le vidi gli occhi lampeggiare ed il sorriso le illuminava il volto. Ero imbarazzato dalla sua bellezza e schiettezza, ma qualcosa mi suonava famigliare. Continuammo a parlare per tutta la notte. Al mattino completamente spettinati dall'aria salata del mare, ci ritrovammo a sorseggiare un caffe' schifoso. Fu' allora che vedendola seduta con le gambe accavallate, lo sguardo stanco, mi ricordai della birreria, della ragazza che stava leggendo le mille ed una notte, proprio in quei giorni in cui ero preso dal fervore degli esperimenti su draghee.
- Shahrzad -mormorai.
- Allora ti ricordi di me - disse lei contenta.
- L'Irlandese - dissi.
- E gia' - annui lei.
- Una bella coincidenza - dissi io.
- hmmmhmm - confermo'lei.
Il Naidenzio e la malinconia dell'alba calo' su di noi, l'ombra dell'isola si ingrandiva a vista d'occhio mentre i colori del mattino cambiavano in continuazione.
- Ci siamo quasi - dissi.
- e gia' - disse lei.
- che fai in questi giorni - azzardai io.
- Sono reclusa in una casa presa in prestito da un amico. Devo finire una relazione tecnica sulle strutture portanti delle piramidi ed i metodi di costruzione e la simbologia ad esse associata.
Davvero? sei un archeologo? -chiesi- No -rispose distratta - sono una giornalista, lavoro per un menNaide.
Solo allora mi ero reso conto che fino ad allora quella domanda tanto ovvia non era mai uscita fuori.
- Ti va di vederci per un caffe', o un'insalata greca? ripresi io timidamente.
- Si volentieri -rispose lei- domani sera, potremmo cenare insieme a casa mia, cioe' la casa in prestito - ridacchio'. Ti scrivo l'indirizzo, non e' lontana dalla citta'.
La sera dopo ero veramente nervoso. Mi ero pentito di quell'appuntamento, il fatto di avere la presentazione il mattino seguente mi rendeva veramente voglioso di calma, distensione e riposo, cose che in compagnia di una donna sono difficili da ottenere.
Tuttavia mi rilassai un pochino mentre il taxi mi portava per le stradine di campagna, lungo la costa scoscesa su su fino ad un picco inerpicato su di un precipizio a picco sul mare davvero notevole.
Eccoci arrivati - mi disse l'autista indicandomi una specie di chiesetta greca bianca a picco sulla scogliera - e' l'unica casa dei dintorni credo che non possa sbagliare.
Lo pagai e mi incamminai sul ciglio ventoso del dirupo con l'acqua del mare polverizzata che si disperdeva nel turbinio del Meltemi.
Bussai alla porta e dopo poco lei apparve sorridente sulla soglia.
Tossicchiai e le porsi imbarazzato una bottiglia di Demestica che lei accolse con entusiasmo. Bene Ouzo e Demestica ci ubriacheremo ben bene -esclamo' divertita.
L'interno era estremamente accogliente, l'urlo del vento si spegeva completamente, una luce calda proveniva da una lampada a petrolio e sul tavolo giacevano sparpagliati schizzi e manoscritti. Accanto una felcetta deliziosa dalle foglie completamente spettinate faceva da cornice alla confusione del tavolino. La casetta era piccola ma essenziale, la vista sul mare era mozzafiato e l'isolamento dei dintorni le dava un'aria mistica.
- Non ti senti sola? - le chiesi interrompendo il Naidenzio che pesava ormai tonnellate.
- No!, mi piace stare sola, ho sempre talmente tanta gente e confusione attorno che assaporo profondamente la solitudine quando mi capita.
Ti va un'antipastino di olive di Kalamata con un po' di feta?
Si certo -dissi distrattamente io mentre osservavo gli schizzi sul tavolo.
Deve essere passato un bel po' di tempo prima che mi rendessi conto che la mia attenzione era stata completamente presa da un disegno in uno degli schizzi. Infatti mi sentii scuotere leggermente per il braccio e solo allora sentii la sua voce chiedere con dolcezza - Sei stato magnetizzato dallo Zed, vero?.
Cosa? - replicai completamente ripreso dal mio sfuocamento e con lo sguardo spiritato di chi ha appena visto un fantasma.
Lo Zed - rinforzo' lei - quella struttura che vedi disegnata li' quello e' lo Zed.
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La mattina dopo mi svegliai urlando con violenza. Mi ritrovai seduto sul letto, sudato ed ansimante con un sole incredibile che, fuori dalla finestra, luccicava sull'azzurro Egeo. Solo allora mi resi conto che ero rimasto a dormire da lei, la ragazza dello Zed, Naid.
Porca puttana! esclamai inorridito, che ore sono? sbiascicai nel panico. Naid si giro' sorridente e sonnolenta - sono le otto, ieri non eri in grado di andare da nessuna parte e ti ho trattenuto qui' a forza - disse in tono imbarazzato. Dopo un attimo di pausa aggiunse - comunque non ti preoccupare, non e' successo nulla.
Ah! - mormorai io imbarazzato, scordandomi per un attimo dalla mia apprensione.
Sono rovinato! ripresi con tono disperato - non arrivero' mai in tempo per il seminario.
Ti accompagno io - disse lei alzandosi e correndo in bagno - saro' pronta in un attimo.
Nel giro di un quarto d'ora eravamo gia' in viaggio su di un furgone sconquassato che si trovava in una specie di stalla vicina alla casa.
E' di Marcos, me lo lascia usare quando vengo qua' - disse lei rompendo il Naidenzio pesante dell'abitacolo.
Non so' come ringraziarti - borbottai contorcendomi dalla morsa allo stomaco che mi tormentava. La paura dell'esame, cosi' la chiamava Davide.
Arrivammo al congresso un quarto alle nove. Scattai come una furia verso l'ingresso dell'edificio mentre Naidvia parcheggiava il furgone.
Alle nove ero sorridente davanti al microfono tormentato dal terribile dubbio che subentra dopo una troppo frettolosa disposizione delle diapositive.
Mi calmai completamente appena pronunciai la prima parola del discorso. Il resto ando' tranquillamente e pur se alcune eminenze discordassero sulla reale utilita' dei miei studi, mi fu accordato un certo consenso e ne uscii sollevato.
Alle dieci e mezza, Naid ed io, ci godevamo il soffio del Meltemi attorno ad un tavolino di un localino sulla piazzetta (coperta dalle brillanti foglioline del solito enorme albero come e' tradizione in Grecia)dove ci sorrseggiavamo un caffe' frappe'.
Ero finalmente disteso e mi potevo godere la meraviglia del mondo.
Due cose ti devo chiedere - gli dissi - Ti va di passare la giornata insieme? io non ho nessuna voglia di stare al congresso.
- E la seconda? - chiese Naid senza rispondere.
- Se mi puoi parlare dello Zed.- conclusi.
A bella roba! grido' furiosa - cosi' si parla ad una donna?
Non sapevo piu' che dire e la guardavo incerto.
Scoppio' a ridere e disse solennemente: - OK! Prometto che tutto cio' che faro' sara' solo parlarti dello Zed.
Tornammo a casa sua e passammo la giornata nel giardinetto selvatico con il mare che si frangeva violentemente sotto di noi ai piedi della scogliera. Il tutto aveva un sapore terribilmente mistico e mi sentivo bene per la prima volta in molti anni. Sorseggiavamo il ghiacciato vinello bianco con due belle insalate greche e pane fresco. Naid mi spiego' molti dettagli sullo Zed e sulle piramidi. Scoprii che le Piramidi sono costruite con un rigore matematico eccezionale, la posizione geografica era scelta con precisione quasi impossibile anche con la tecnologia moderna. Inoltre l'orientazione di cunicoli interni, delle strade e la globale architettura di tutte le costruzioni dell'area archeologica di Giza avevano una particolare funzione astronomica in modo da rappresentare una particolare sezione della volta celeste che comprendeva la costellazione di Orione e del Leone. Si diceva che fosse l'immagine speculare del paradiso degli dei in terra. Si diceva che tale disposizione fosse stata disegnata e costruita dagli dei per permettere di passare dal paradiso terrestre a quello celeste.
Molti sostengono che la loro funzione originaria non fosse quella di tombe faraoniche. Tra l'altro i resti della famiglia reale non sono mai stati rinvenuti. l'opinione comune sostiene che cio' fosse dovuto alle precedenti profanazioni della tomba. Tuttavia i misteri delle piramidi sono molteplici. Una delle piramidi (chofu) anche detta la grande piramide possiede al suo interno una poderosa struttura formata da monoliti granitici di dimensioni mostruose chiamata lo Zed. Questa sorta di torre occupa la parte centrale della piramide di cui fa parte la stanza del Re. Il mistero di come quelle pietre di piu' di cento tonnellate siano state poste una sull'altra tormenta gli archeologi. Infatti pietre di dimensioni mostruose erano presenti un po' dapertutto nelle piramidi e templi del Giza plateau. Il significato dello Zed e' oscuro ma si azzardano le ipotesi piu' deliranti. Alcuni credono sia la sede delle tavole sacre di Mose', altri ritengono sia una costruzione in adorazione di figure divine di origine extraterrestre, altri pensano sia il luogo da cui Osiris si levava al cielo. Qualsiasi fosse l'origine dello Zed era comunque molto antica. Era anche opinione diffusa che originariamente lo Zed fosse posto sulla piramide a gradoni che gli faceva da base. Successivamente per qualche strano motivo lo Zed sarebbe stato invece trasferito all'interno della piramide di Cheope.
Naid mi parlo' di tutto cio' con ardore, mi mostro' le piante ed i prospetti di cio' che mi descriveva in maniera cosi' colorita che non potei fare a meno di notare la sua passione. Quando finalmente crollo' sulla sedia sorridente e soddisfatta io le chiesi - ti hanno preso proprio di brutto questi miti e leggende. Annui' con la faccetta vispa e le vidi sprizzare un lampo dai suoi occhi profondi. Espressione magnetica che mi affascinava, che mi riportava alla mente qualcosa di lontano, nascosto profondamente nei visceri del mio subconscio.
Che relazione esiste tra lo Zed ed Awl? - le chiesi rompendo il momentaneo Naidenzio.
La Sfinge! - esclamo'- l'unica relazione e' il periodo di costruzione, sembra siano coetanei.
L'archeologia classica ritiene che la sfinge e le piramidi siano state costruite durante la quarta dinastia dei faraoni, e che la testa della sfinge sia la rappresentazione del re Khafre piu' o meno 2800 BC. Tuttavia recenti ricerche sollevano la possibilita' che la costruzione risalga a molto tempo prima. Lo studio delle erosioni della sfinge hanno suggerito la possibilita' che essa fosse gia' esistente nel periodo delle piogge successive all'ultima glaciazione.
Cioe'? - chiesi - a che epoca risale?
Beh' la teoria e' suggestiva ma davvero impensabile - continuo' senza sembrar aver sentito - se cio' fosse sarebbe all'alba delle civilta' quando l'uomo aveva appena lasciato la preistoria.
- Quanto tempo? - ripresi con insistenza.
Naid si fermo' un attimo e poi disse in tono profondo - piu' di diecimila anni prima di cristo.
Restai a bocca aperta a guardarla per un tempo interminabile finche' lei mi diede uno schiaffetto e disse - sveglia! e' tempo di andare.
Andare dove? -chiesi stordito -
- Andare al Cairo - disse - Almeno per quanto riguarda me.
- Ma come - dissi - pensavo rimanessi qui' per un po'.
- Si e' vero - rispose - quando torno dal Cairo torno qui' per scrivere l'articolo.
- Quando parti? - chiesi incredulo-.
- Domani mattina - rispose.
- Devo venire con te - dissi dopo un attimo di riflessione.
- Ei ei ei! - esclamo' vivamente - io devo lavorare, e poi ci conosciamo appena.
- Lo so' - dissi - ma anche io devo lavorare, e prenderemo stanze separate, alberghi separati se preferisci.
Mi guardo' buia in viso e chiese - e il congresso?
Ho gia' fatto la parte importante e comunque questa storia ha la priorita'.
Quale storia? - chiese.
E' una lunga e strana storia - mormorai.
Senti - insiste' - se devo andare al Cairo in luna di miele col primo sconosciuto pretendo almeno di sapere che delitti ha commesso chiaro?
OK! OK! - risposi- siedi ed ascolta.
Gli raccontai dei miei studi e della strana esperienza vissuta da Jo e le arcane parole pronunciate.
Alla fine del racconto Naid mi guardo' sbigottita e dopo qualche istante di Naidenzio esplose in una fragorosa risata. - Ma questo e' frutto di due drogati psicopatici in delirio, questa non e' scienza, e' allucinazione.
Non mi dirai che vuoi andare al Cairo per verificare le assurdita' pronunciate da una persona sotto shock?
- Lo so' - intervenni - e' alquanto assurdo e non so' neanche io se prenderla seriamente o no, ma ci sono molti elementi interessanti e comunque sia un po' di conoscenza della materia mi permettera' di verificare se l'allucinazione si ripresenti con concetti simili.
- Non mi stai mica dicendo che intendi continuare con questa sperimentazione assurda? - riprese Naid.
- certo,-risposi - ormai sono anni che ci lavoro e questo e' il momento cruciale, devo andare avanti.
Sei un pazzo visionario - replico'. Poi dopo una pausa interminabile continuo'- va bene ti faro' da cicerone, ma mi devi aiutare con la mia ricerca.
- Perfetto! - esclamai. - Saro' il migliore assistente che tu possa trovare.
- Non ci contare - disse lei sorniona.
Arrivammo al Cairo il giorno dopo nel pomeriggio, dopo un volo da mal di mare in un aereo ad elica che sembrava dovesse perdere le ali da un momento all'altro. Arrivammo all'albergo che pur essendo decente ostentava tuttavia il sudiciume tipico della citta'.
Ci rinfrancammo dalla calura nel patio dell'albergo dove cenammo a lume di candela.
- Stiamo diventando un po' troppo romantici per i miei gusti - disse lei ad un certo punto.
- Non ti preoccupare - replicai ironico - saro' un'assistente modello.
- E questo che significa? - chiese lei nervosamente.
- Calma - dissi dolcemente - rilassati, pensa a goderti il mistero di questo paese.
- Lo so', lo so' - rispose - sono sempre nervosa quando viaggio per lavoro ed il fatto di trovarmi con uno sconosciuto che mi racconta storie da visionario non mi tranquillizza. Comunque non c'e' l'ho con te, e' solo che non mi e' mai successo di partire insieme a qualcuno conosciuto il giorno prima e addirittura condividerne lo stesso letto.
- Giuro che dormiro' sul divano, la stanza e' grande ed avrai tutta la privacy che vorrai. Comunque se ti secca posso prendermi una stanza per me - dissi con tono rassicurante -.
- No!, basta cosi', promettimi solo che sarai un galantuomo.
- Cross my Heart hope to die! - esclamai sorridendo.
Passai la notte accartocciato sul divano che era la cosa piu' scomoda che avessi mai incontrato. Mi svegliai completamente dolorante e con l'impressione di non aver chiuso occhio.
Naid invece si alzo' canterellando e mi saluto' con un sorriso dolce.
- Sveglia! - disse - dobbiamo andare a fare la trafila per i permessi per accedere ai monumenti. - e ci vuole un permesso? - brontolai -.
- Si che ci vuole se vuoi accedere alle sezioni chiuse al pubblico - aggiunse acida.
- Poi fecendomi un sorrisetto aggiunse - Ti ordino la colazione, che vuoi? -
- Colazione a letto! - esclamai soddisfatto-.
- Dunque vorrei, vorrei, un caffe', un succo d'arancia e delle uova al bacon.
- o poverino! e niente altro -ridacchio'-.
6 Hwl
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