5 La paura
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Bello eh? Mi disse Jo. Cosa? dissi. Questo libro fiammingo sulla magia. Tiro' fuori dalla borsa un fascio di carte. Un po' a pezzi ma leggibile -aggiunse-.
Che ci fai -gli chiesi-. Volevo solo togliermi uno sfizio e vedere cosa si puo' ricavare dalla magia. Per che fare -gli chiesi mentre mi affrettavo per raggiungerlo. Cazzate! -mi guardo' ridacchiando- grandi cazzate.
Passeggiammo per le vie affollate del centro e durante il cammino Jo mi disse di questa sua idea di collegare rituali di vario genere con gli effetti noti del gene che produce Draghee.
Che stai pensando Jo? -lo sai benissimo-rispose. Se il gene risulta essere esistito nel passato, ed alcuni esseri lo avessero posseduto, significa che le streghe sarebbero state streghe per davvero.
Tra l'altro l'uso di droghe ed allucinogeni nelle civilta' passate potevano essere reminiscenze del potere magico, il voler rivivere le capacita' perdute.
Bello! esclamai - cosi' mi stai dicendo che il mitico olimpo era un covo di strafatti?.
Mettila come vuoi, comunque stai confondendo la merda con la cioccolata. L'idea e' di ricostruire il cammino genetico di draghee, in questo modo potremmo capire se e' esistito in precedenza, ed in questo caso molto piu' interessante sara' studiare perche', e se sia veramente scomparso.
Lo sai che mi viene in mente una possibile connessione con tutto cio' - dissi io - il computer ha diagnosticato un caso di paradosso temporale nella caratterizzazione della sequenza. Cio' puo' significare che il gene sia veramente esistito, ma per qualche motivo sia poi scomparso senza lasciare traccia.
Visto? - disse Jo - siamo sulla buona strada.
Quella sera passai le ore al computer per cercare indizzi possibili alla teoria.
Un particolare nei dati mi attirava l'attenzione: uno degli effetti molecolari di draghee era quello di sbloccare sigilli di sicurezza a sequenze di DNA che non vengono mai tradotte. Draghee, oltre ai suoi effetti allucinatori, era quindi in grado di attivare funzioni fino ad allora sconosciute del corpo e della mente. Geni che a nostra insaputa ci portiamo appresso dagli albori della vita.
Draghee libera il mostro che c'e' in noi - pensai- Dr Jeckyl and Mr Hyde brrr. Il mago...e' colui capace di liberare il proprio potere.
La chiave universale, cio' che puo' aprire i nostri piu' reconditi aspetti, i piu' nuovi ed antichi allo stesso tempo.
Ero stufo di pensare costantemente a Draghee, per cui decisi di andare a fare una passeggiata, magari a bermi qualcosa - all'Irlandese! - pensai -.
Il locale era fumoso e rumoroso, io non avevo voglia di pensare e cercai di distrarmi osservando la fauna locale. Mi soffermai sulle gambe lunghe che scendevano da uno sgabello, il piede greco si intravedeva attraverso i sandali, la pelle di mandorla mi riportava alla mente qualcosa.
Mentre giacevo li' soprapensiero il mio squardo incontro' il suo, un lampo nei suoi occhi mi fece male, un senso di perdita dell'equilibrio mi turbo' alquanto. Lei ridacchio' e disse: - Shahrzad - alzando un poco il libro che aveva in mano.
Le Mille ed una Notte - aggiunse-. Ah! - risposi io con uno sguardo beota -.
Lei sorrise un poco, si alzo' e cammino' via lenta e morbida. La vidi scomparire nei fumi del locale, una sensazione di smarrimento, di violenta nostalgia mi assali' ferocemente.
Per cercare di riprendermi da quello stato di languore trangugiai una copiosa sorsata del mio long drink. Non ho mai amato una donna seriamente - pensai dentro di me - sono troppo orgoglioso.
Quella sera annegai i pensieri nell'alcol.
Mi risvegliai il mattino dopo con un mal di testa spaventoso, sudato e con la gola secca. Mi trascinai sul computer, rischiando di rovesciarci sopra il caffe', e cercai di capire dove ero rimasto. Leggendo le note scritte su di un pezzetto di carta mi resi conto che pur essendo ubriaco fradicio, la notte prima avevo lavorato. I miei stessi appunti (di cui non ho il benche' minimo ricordo) suggerivano che i particolari promotori attivati da draghee erano normalmente bloccati ed "encripted". La natura ha sviluppato queste forme di doppia sicurezza per il mantenimento di un gene non in uso ma del quale si voglia conservare una copia integra ed immodificabile.
Il meccanismo e' simile ad un file di computer che venga compresso ed autenticato prima di essere messo in archivio. L'autentica serve solo ad assicurare che il file non venga modificato in alcun modo durante la sua quiescenza.
La sequenza di DNA, in modo simile, viene bloccata, riarrangiata in modo che non possa essere letta ed inoltre viene autenticata con uno specifico codice.
Si tratta di teorie recenti sui meccanismi di conservazione dell'informazione genetica. La natura evidentemente conserva alcune cose piu' gelosamente di altre, non solo, si vuole assicurare che vengano usate esclusivamente in modo "corretto" e con delle opportune condizioni. Drg (draghee) aveva la capacita' di sbloccare ed attivare quel certo tipo di sequenze. Era la chiave per aprire i files segreti della natura. Come un virus od un oncogene, aveva il controllo di alcune delle risorse genetiche dell'organismo infettato. - L'epidemia del secolo - mormorai -. Ridacchiai pensando che nessuno avrebbe creduto a dei dati scritti da un ubriaco peraltro drago-dipendente. Presi il telefono e composi il numero di Jo. Si? rispose -. Ciao sono io -dissi-. Vieni immediatamente qui - disse bruscamente lui - non perdere altro tempo.
Ma Jo - replicai, ma aveva gia' riagganciato.
Arrivai ansimando al laboratorio e Jo mi trascino' letteralmente di fronte alla gabbia di un topolino. Che gli fai a questa povera bestiola? chiesi -. Che fa lui a noi - replico Jo - ci rompe le chiappe se non stiamo attenti. Ma che dici Jo? - dissi io -.
Guarda e non parlare - rispose lui-.
E' un transgenico? - chiesi.
Si - disse lui - ma non so' ancora se il gene e' stato integrato correttamente. Ora siedi li' e pazienta un attimo. Spense la luce e disse -guarda!-. Nel buio potevo vedere due puntini fosforescenti che si muovevano.
Dagli occhi si direbbe che e' un vero transgenico -commentai-.
Si ma il bello non e' quello, aspetta un secondo - disse Jo smanioso -. Prese il topolino per il collo e lo spremette tra le dita, il topolino comincio' a divincolarsi annaspando in cerca di una fuga. Che fai? lo vuoi ammazzare? lascialo, lascialo - dissi io agitato -.
Ma stai tranquillo non lo ammazzo - rispose lui -. Fu proprio in quel momento che vidi due lampi di luce azzurra traforare il camice di Jo che con un urlo lascio' cadere il topolino. Porca vacca -impreco'- dov'e' dov'e'? prendilo, non farlo scappare. Vidi i due occhietti nell'angoletto e d'impulso vi gettai un camice sopra. In breve riacchiappammo il topolino e Jo comincio' ad analizzarlo da vicino. Ma che e' stato? - chiesi io -
Hai appena assistito ad una potenzialita' fino ad adesso sconosciuta - disse Jo - "er topo elettrico" - e detto cio' scoppio' a ridere -.
Lo vedi, si e' bruciato un po' l'occhio. Guarda le palpebre, anche il cristallino sembra aver sofferto, molto probabilmente il liquido lacrimale ha evitato una eccessiva bruciatura. Hai visto? in caso di terrore ha cercato di liberarsi usando una delle sue nuove capacita'. Una scarica elettrica ad alto voltaggio direttamente dagli occhi. Evidentemente ci sono dei problemi visto che i tessuti vengono danneggiati.
Ma e' pazzesco - dissi io incredulo -.
Si e' proprio pazzesco - aggiunse lui ridacchiando -.
Quanti altri transgenici ci sono? - chiesi -.
Altri due -rispose-, uno pero' e' malato, e' conciato piuttosto male, non riesco a capire cosa sia. Quindi ci lascia con solo due sani. due maschi. Ci vorrebbe una femmina per essere tranquilli.
L'altro ha le stesse proprieta' di questo? - chiesi -.
Si e no, non sono ancora certo. Il malato invece era un vero prodigio, e' quello che per primo ha manifestato questa capacita' della scarica elettrica.
Pensi ci sia qualche collegamento tra questi poteri e la sua malattia - chiesi-.
E' probabile - rispose Jo - evidentemente lo scompenso dovuto alla presenza di queste particolari funzioni e' troppo forte ed il resto dell'organismo non riesce a funzionare correttamente. Potrebbero esserci altri geni da attivare che potrebbero compensare in modo appropriato ma al momento attuale non so' proprio cosa dire. D'altra parte potrebbe anche essere che draghee sia specifico per un organismo superiore, intelligente, potrebbe esserci la necessita' di un sistema nervoso piu' elaborato. Come l'uomo? - chiese Jo -. Si, come l'uomo o meglio un super-uomo -replicai-.
Jo mi diede un'occhiata furbetta ed un sorrisetto gli modifico gli angoli della bocca. Prima che potesse proferire parola lo interruppi seccamente - non ci pensare neanche per un momento Jo, la questione e' fuori discussione.
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Il mio risveglio fu' terribile come al solito. Le discussioni con Jo della sera precedente mi avevano estenuato, la sua caparbieta' nel volere sperimentare su di un soggetto umano mi irritava ed affascinava al tempo stesso. La maggiore preoccupazione era quella dovuta ad un probabile collasso fisico e psicologico del soggetto. La sostanza era gia' potente quando assunta in dosi minime, l'idea che il proprio corpo potesse sintetizzarla a piacere era alquanto preoccupante. Fino ad ora il processo era impossibile su di un soggetto dopo il concepimento, il gene doveva essere innestato nella cellula prima della fecondazione. Tuttavia le ultime manipolazioni del vettore virale aprivano la possibilita' di innestare il gene per semplice infezione, e cio' allargava notevolmente la possibilita' di innesto in un adulto, nonche' il rischio di epidemia. Il problema etico della sperimentazione di draghee rischiava quindi, non solo di coinvolgere soggetti sperimentali, ma l'intera popolazione terrestre.
La minaccia del giudizio della commissione sulla sicurezza delle manipolazioni genetiche nonche' il rischio di portarsi nella tomba la fama di untore non toccavano minimamente l'entusiasmo di Jo. Dai Tande' - mi ripeteva fino alla nausea Jo - che cavolo ce ne facciamo della nostra esistenza? Siamo ormai destinati ad andare fino in fondo, e' il nostro destino. Il suo misticismo mi spiazzava, mi comincivano a crollare le mie riserve.
Lo squillo del telefono affogo' i miei pensieri, alzai il ricevitore e dall'altra parte del filo la voce seria di Jo mi dichiaro': - l'ho fatto Tande', l'ho fatto. Che cosa? -chiesi con ansia repressa - cosa hai fatto Jo? non mi dire che che... - no- interruppe lui - non ti preoccupare, ieri mi hai convinto. Ho solo sperimentato il processo di infezione su di un topo, sembra funzionare, ci sono i sintomi iniziali dell'infezione. Sei scemo -gridai- non sappiamo quale siano le potenzialita' della propagazione dell'infezione. Dai smettila! -replico'- lo sai che il virus viene inattivato completamente dopo l'innesto. Questa e' la toria -risposi- ma non abbiamo ancora abbastanza dati per poterlo garantire.
Comunque -disse lui- ti ho chiamato in realta' perche' questa sera volevo provare l'effetto della droga nella vasca, lo sai quelle usate per gli studi delle condizioni amniotiche, c'e' un mio amico psicologo che e' disposto a farci provare in quella del suo lab. Ci aiutera' nell'organizzare l'esperimento, lo faremo nel modo piu' tranquillo possibile. Ci vediamo alle sette nel dipartimento di psicologia, ciao -e cio' detto riaggancio'-.
Inutile dire che l'invito era puramente formale, Jo sapeva che mi sarei precipitato a rotta di collo per una cosa del genere. Erano anni che fantasticavamo sulle potenzialita' allucinatorie della simulazione della condizione amniotica. Non c'era niente di meglio per poter analizzare in profondita' gli effetti allucinatori di draghee.
Non riuscii a lavorare, ero troppo eccitato dalla prospettiva di quel tanto agognato esperimento. La giornata flui lenta e noiosa con i soliti problemi di routine della vita di laboratorio. Passai alcune ore al computer per una analisi diagnostica sulle possibili ripercussioni fisiche di un uso cronico della droga. Inutile dirlo, ero un poco preoccupato dai danni fisici generati nei transgenici. Tuttavia non si erano rivelati danni evidenti in nessuno degli animali soggetti alla sola assunzione orale del farmaco.
Finalmente, alle sei e trenta mi avviai per i lunghi corridoi dell'universita' che conducevano all'istituto di psicologia. Nella sala adiacente a quella preposta per l'esperimento era in corso un esperimento sul sonno. Un cartello indicava "Naidenzio, esperimenti sui sogni in corso". Mi soffermai a guardare i tracciati della macchina che analizzava le correnti cerebrali della ragazza dormiente. Un sorriso incerto le incorniciava il volto pacioso. Sembrava sognare beata ignara degli eventi, in un ambiente poco consono al riposo. Sussultai quando Jo mi diede una pacca sulla spalla e mormoro': - allora? sei pronto? -. Ci avviammo nella sala della "vasca" mentre io borbottavo - mica penserai che sia io il primo -. Jo mi guardo' col sorrisetto sornione e disse - sai bene che il vero tossico sono io, ho gia' pronta la dose, ed oggi ho fatto gia' due ore di ambientamento a mollo nel vascone -.
Quanta ne vuoi provare? - chiesi -. - Cinquanta microgrammi - rispose. - Sei pazzo! - esordii - lo sai che dieci microgrammi sono gia' sufficienti per vedere le stelle. Jo non mi rispose, semplicemente si avvio' ai monitor per vedere se tutto era pronto.
Un ragazzetto vispo affioro' da dietro un paravento ed esclamo' - Ciao, io sono Rob, voi immagino che siate i due strafatti, siete pronti per un viaggio fantastico?.
La vasca era perfetta, diversa dagli angusti modelli del passato. Era una specie di "hot tub" spaziosa e comoda alta un paio di metri con finestre speciali per poter vedere da fuori sensa disturbare l'ambiente interno. La temperatura era ottimale ed il gorgoglio dell'ossigenatore dava un senso di tranquillita'.
Allora? -esclamo' Jo- proviamo?. OK! - disse il ragazzetto - i sistemi sono in funzione e la composizione salina dell'acqua e' ottimale. Vuoi fare un po' di preambientamento? Jo mi guardo' sornione e con il suo solito sorrisetto impertinente disse -no, credo di averne fatto a sufficienza, cominciamo subito l'esperimento. Si svesti', si applico' i vari sensori su svariate parti del corpo ed i vari rituali di controllo finche' si sedette sul bordo della vasca con la boccetta in mano. Guardo' la trasparenza del vetro, il tenue vapore emanato dalla droga e disse solennemente - alla salute del grande Hemingway ieeeeeek ieeeek fuoco a volonta' - ed annuso' intensamente dal collo della bottiglietta.
Dopodiche' mi guardo' e disse - Tande' aiutami dovrei avere un paio di minuti prima dell'effetto, aiutami ad entrare nella vasca. Lo aiutai a calarsi nella vasca ed andai al microfono. Jo mi senti? - mormorai nel microfono-. Forte e chiaro -rispose-, e' davvero piacevole galleggiare nel dolce tepore, sembra di essere sospesi nel nulla.
Guardai i tracciati dell'elettroencefalogramma che procedevano regolari e dissi - sei ancora tra di noi Jo, ma l'effetto potrebbe cominciare da un momento all'altro. Bevetti un sorso di caffe' ed attivai il registratore. Guardai di nuovo i tracciati regolari del plotter. Improvvisamente l'ago traccio' un brusco picco, poi un altro. Jo come stai? -chiesi al microfono-. Mi sento beeene, ho un cerchio al cerv...uaoooo, cominciano i flash. Il tracciato del plotter era ormai impazzito, il pattern caratteristico di impatto della droga seguiva la sua evoluzione. Guardai Jo dalle finestre della vasca, sembrava in completa catalessi, immobile con un'espressione contratta del viso che si modificava in base alle visioni che probabilmente si accavallavano sensa posa nella sua mente.
Dopo circa venti minuti l'allarme del plotter comincio' a suonare. Che succede - chiesi ansioso a Rob che armeggiava con gli strumenti. Non lo so' -mi rispose lui- sembra che il tracciato sia eccessivamente fuori dai valori di tolleranza. Gurdai Jo e vidi che era in preda a convulsioni violente. Dobbiamo interrompere - gridai a Rob -. Mi precipitai nella vasca e trascinai Jo sul tappeto di gomma di fianco alla vasca. Continuavano le convulsioni, preparai una dose di antidoto per cercare di ridurre l'effetto della droga.
Gli iniettai l'antidoto a fatica poiche' le convulsioni rischiavano di spezzare l'ago. Passarono pochi secondi e le convulsioni, cominciarono ad attenuarsi fino a cessare completamente dopo un paio di minuti. Jo con uno sguardo sbalordito mi guardo' e cerco' di sbiascicare qualcosa. Avvicinai l'orechio alla sua bocca e chiesi - cosa dici? - sentii di nuovo il gorgoglio della sua voce trascinata - asoth, manu, abul-hol, zed.
Ma che dici?, stai farneticando - esclamai - farnetica! -.
Jo in un ultimo sussulto rovescio' gli occhi e perse coscienza.
Rob mi disse che i valori fisiologici si stavano lentamente regolarizzando. Lo sdraiammo sul lettino bene avvolto nella coperta e lo lasciammo riposare. Ero preoccupato, non sapevo che effetto potesse fare sul suo corpo una tale dose. Mi misi a riguardare i suoi tracciati e vidi che la punta di crisi era durata sette minuti e mezzo. Era una bella botta di convulsioni. Riavvolsi i nastri ed ascoltai le parole scambiate con lui nel corso dell'esperimento.
Alla fine del nastro c'erano i suoni inconsulti della sua crisi, la registrazione si chiudeva con le parole che mi aveva sussurato: "asoth, manu, abul-hol, zed".
Fu soltanto dopo alcuni giorni che riuscii a decifrare il significato di quelle parole, e non senza fatica. Passai giornate in biblioteca per tracciare tutte le parole che somigliassero a quelle pronunciate nel suo delirio, ore ad ascoltare il nastro per decifrarne l'esatta composizione letterale. Jo, che si era ripreso perfettamente, non riusciva a aiutarmi perche'non ricordava la benche' minima cosa della sua esperienza allucinatoria. L'ultima cosa che ricordava era un violento capogiro e la sensazione di essere trascinato in un gorgo nel buio assoluto.
Le mie ricerche mi avevano comunque portato a decifrare le sue parole e gli eventuali significati.
"Asoth" composto dalle lettere "A": l'unita', "S": il binario, la dualita', "Th": la molteplicita'.
"Manu" intelligenza cosmica, creatrice di tutti gli esseri, immagine riflessa del verbo emanatore.
Abul-hol significa padre del terrore, nome associato alla Sphinx chiamata anche Hwl oppure immagine vivente di Atum cioe' Dio creatore dell'universo.
Per quanto riguardava "zed" ero ancora in alto mare.
Jo non traeva nessun significato dalle sue parole, non era mai stato un conoscitore di divinita' o di scienze occulte e quei nomi gli risultavano per lo piu' sconosciuti. Fantasticammo sulla possibilita' che nel delirio si fosse risvegliata qualche riminiscenza cabalistica e che volesse cosi' descrivere il suo assurdo trip.
La cosa certa era che entrambi eravamo alquanto perplessi sui risultati di quella prima esperienza psichedelica.
5 La paura
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