2 il gioco
Index
Lei si trovava li' seduta al tavolo intenta a disegnare meticolosamente una figura maschile rappresentante un atleta nello spasimo del duello, quando la morte e' viva e presente nella scena. I muscoli tesi e il viso contratto nello sforzo, ma sereno, rendevano la figura vagamente sensuale.
Non ci pensare - mi disse senza voltarsi - non avresti comunque potuto fare niente, era la sua partita. A cosa ti riferisci? - replicai - forse alla presenza opprimente della pioggia?. Non fare lo sciocco lo sai che sto parlando di David. Quel nome mi colpi', anche se per quanto mi sforzassi non capivo ancora di chi si trattasse.
Shahrzad stava con la testa ripiegata controluce e cio' le dava un aria piuttosto candida, tuttavia gli occhi fiammeggianti rivelavano la tensione interiore. Mi avvicinai con la testa alla sua, quasi a sfiorarle il naso con il mio e dissi - perche'? -. Perche' cosa? - domando'. Perche' le belle donne sono spesso stronze?. Fece un cenno come per schiaffeggiarmi ma invece sorrise e disse - perche' non possono fare altrimenti -
Mi domandai che cosa ci rendesse diversi. Non potresti cercare di essere piu' vicina al modo di pensare comune -dissi-. Ti ricordi cosa successe ad Atride la volta scorsa? -replico'-. Si lo so -aggiunsi-, ma smettila di essere cosi moralista. Avvicinando pericolosamente le sue labbra alle mie disse in un sussurro -tentalo il mio moralismo-.
Deglutii con difficolta', sapevo cosa significasse la sua provocazione, nessuno poteva giacere con Shahrzad senza diventare pazzo e con il cervello bruciato, solo la famosa acqua della vita a Cuma avrebbe potuto ristabilire il normale equilibrio. Un esperienza simile a quella della Medusa, alcuni sostenevano.
Shahrzad- dissi -non mi turbare, lo sai che vinceresti senza sforzo, quale sarebbe la tua soddisfazione?
Lo sai che mi affascina l'idea di poter possedere quella tua ombrosa energia. Ancora di piu' mi piace l'idea di poter scoprire i tuoi piu' profondi pensieri che cosi bene nascondi in quella corazza -concluse sbuffando-. Vai via -disse- lasciami in pace a disegnare.
Sebbene fossi tentato di andarmene indugiai, perche' sentivo che la conversazione non era ancora finita.
Ero svanito, per qualche frazione di tempo, in quella forma catalettica che mi era caratteristica; io lo chiamo "sfuocare".
A volte questa condizione mi creava qualche problema come ora per esempio!.
Non so cosa mi accada in quei momenti. Mi sembra di vagare con i pensieri che mi trascinano con il loro filo in un "film", come lo chiamo io, che evolve in circonvoluzioni sempre piu' complesse fino al momento in cui ne vengo scaraventato fuori per finire di nuovo nella realta'.
Gli occhi di Shahrzad mi scrutavano a fondo come cercasse di cogliere l'ombra dei miei pensieri che si allontanava rapidamente.
Tossicchiai imbarazzato e dissi - non mi fare andar via adesso mi sento a disagio e non voglio andarmene con questa sensazione. OK -disse- siediti qui sul letto - e batte' leggemente la mano sul cuscino accanto alle sue ginocchia -.
Mi avvicinai e lei mi prese una mano e con decisione mi fece cadere sul letto. Mi salto' addosso mettendomisi a cavalcioni sulla pancia. Le sue mani mi si strinsero sul collo e avvicinando pericolosamente la sua bocca alla mia mi disse in un sussurro: - ti spacco la faccia se non mi dici subito perche' sei venuto qui. Lo sai -dissi- la vatessa mi ha convocato per via della sua preoccupazione. Quale? - chiese Shahrzad. - Isefet. Ebbene che cosa mi dici di cio'? chiese lei. La sua presenza aumenta notevolmente. Si alimenta di se stesso crescendo esponenzialmente. Allora qual'e la conclusione? Si chiama la morte inerte, il grande entropico, l'annullamento del pensiero universale. La fiamma si disperde in una vampata di calore nel vuoto cosmico ed una volta disperso il vento si placa e svanisce creando una contraddizione conflittuale che risulta nell'annullamento della realta'. Non esiste piu' nulla. Cosa ci succedera' allora? chiese Shahrzad. Non esisteremo piu', non sapremo neanche di essere mai esistiti -dissi. Impossibile -disse lei- noi non possiamo scomparire. Si invece -replicai-. E' proprio questo il guaio.
E non esiste una soluzione? chiese Shahrzad. Si, in un certo senso -dissi-. Cosa -insistè lei-. La lotta! uno spasmo nell'oblio, attrattore insomma. Quel qualcosa che proprio dal caso stesso germoglia, una scintilla nel vuoto cosmico, una variazione nell'oblio monotono della morte inerte rompendone l'equilibrio, che la renda dinamica e quindi la uccida, un urlo, una motivazione, l'esplorazione di nuovi limiti della coscienza. Mi sembra complicato -disse lei con una smorfia. Uno di questi attrattori (volendolo proprio chiamare cosi) lo conosci anche tu. Il gioco -sussurro' lei come per non farsi sentire. L'hai detto! risposi.
Nessuno lo vuole fare -replico'-. Non e' vero ognuno di noi esiste per questo. Il nostro destino alimentando l'universo gli permette di crescere e generare nuove forme; nuove forme di espressione. Questo rompe gli schemi della morte inerte utilizzandone le regole per distruggerla e al tempo stesso sfruttare i suoi puntuti strumenti per generare nuove trasformazioni di energia nell'universo. Tu, io e gli altri ne siamo i frutti e gli artefici al tempo stesso. Non lo faro' mai -disse-, e' brutto a volte. Non puoi saperlo -dissi- nessuno lo sa. E' proprio questo che fa' paura.
Dicono che non sai piu' chi sei e che non hai la possibilita' di trapassare la materia, e poi, dulcis in fundo, dicono che puoi morire.
Lo so, mi spaventa anche a me.
Ad ogni modo -disse Shahrzad- nessuno sa come entrare nella stanza, sembra che ci si entri per caso.
Apparentemente sembra che il caso sia in un certo senso legato alla volonta' di partecipare al gioco.
Non e' vero -replico Shahrzad- ho sentito dire che ci si viene trascinati dentro indipendentemente dalla propria volonta', alcuni sono scomparsi da un momento all'altro inghiottiti dal nulla e non credo che lo volessero.
E' strano l'andamento degli eventi a volte -replicai- ma ti assicuro che una predisposizione e' necessaria, in un certo senso e' una prova per gli eletti.
Tu lo vuoi provare vero? -disse Shahrzad-.
No non credo o meglio forse lo farei accanto a te -replicai.
Ma io non ho nessuna intenzione di farlo -disse lei- e non voglio che tu lo faccia.
Ho visto la porta -sussurrai-
Shahrzad mi guardo' pallida e disse- no, no ci credo. Se sei qui' vuol dire che non e' vero.
Ti giuro che sono passato davanti alla porta proprio prima di venire qui -replicai-.
Nessuno sa dove si trovi e comunque nessuno se lo ricorderebbe a meno che non si tratti di un avviso -disse lei preoccupata-. Non voglio che tu ci vada, ti faro' bere una pozione annebbiante cosi' non ci potrai pensare.
No, non ti preoccupare non voglio andarci -dissi- tanto piu' che sto bene qui con te. Shahrzad mi guardo' negli occhi con il suo sguardo fiammeggiante e disse seria- non fare lo stupido ti ammazzo se ci vai.
Risi appena perche' in realta' avevo paura, gli auspici del pozzo di Arios oggi mi avevano lasciato perplesso, non ne capivo il senso ma qualcosa si stava muovendo nel mio destino.
################################################################################
La stanza era gelata dopo la conversazione. Shahrzad mi guardo' cupa e disse: No non ne voglio sentir parlare, non aggiungere una parola di piu' tanto non lo faro' mai. Dai Shahrzad lo so che in fondo sei curiosa e un po' stavi aspettando il giorno in cui ne avresti sentito parlare e tutto sommato sei anche impaziente, in fondo lo sono anch'io -dissi-.
Ma tu ed io ci riincontriamo dopo? Questo non lo so ma credo che anche questo faccia parte del gioco e' proprio che tutte le possibilita' sono delle opzioni e tu ne puoi disporre.. certo a volte il fato fa la sua parte.
Che vuoi dire? chiese. Intendo dire che e' proprio sfruttare lo stato di casualita' del sistema entrpico che ci puo portare "per caso" ad eventi voluti. Capisci la logica della cosa?, dissi. Sempre che si possa parlare di logica in tutto cio' disse Shahrzad strofinandosi gli occhi. Ma quando torneremo qui, quando usciremo dal gioco? chiese lei. Non lo so', si dice che in realta' noi non usciamo mai dalla nostra realta' e' forse un po' come una allucinazione, un sogno. La stanza dei sogni -disse- e' li che si entra nel gioco, vero? Si, la stanza dei sogni -risposi- proprio li'.
Quando accadra'? -chiese bruscamente. Nessuno lo sa sembra che siamo noi a deciderlo, occorre una certa predisposizione non ha una scadenza accade cosi' sensa poterlo veramente prevedere -risposi-.
La finestra si spalanco' di botto e un fulmine crepito' violentemente sulla soglia e un turbine di vento spettino' la felcetta sul tavolino. Ascorpio in piedi davanti a noi si spolverava di dosso le tracce della cenere fluorescente.
Ascorpio! esclamo Shahrzad sei sempre il solito potresti almeno rispettare la mia privacy. Hai mai sentito parlare del verbo bussare. Dai non fare la gallinaccia come al solito -egli rispose- lo sai che a me non mi intenerisci.
Ascoltate invece -esclamo' eccitato- lo sapete che ho letto il pronostico di Arios ed ho sognato l'accesso alla stanza dei sogni? Ma la cosa ancora piu' eccitante e' che anche voi due eravate con me. Stavamo parlando proprio di questo risposi ma eravamo piuttosto preoccupati.
Lo so -disse- Ascorpio ma data la situazione deleteria del momento il consiglio dei vati considera di buon auspicio che si riutilizzi la sala. L'ultima osservazione astronomica ha rivelato una potente fluttuazione del tessuto interspaziale, significa l'inizio del collasso, in pratica siamo agli sgoccioli. Ce' anche Gandolfo con noi e qualcun altro che non ho capito.
Quando comincerai a cercarLa? chiesi. Lo sto gia facendo -disse Ascorpio- infatti ho gia' salutato Carmela, la mia ultima concubina, ed ho immediatamente cominciato a girare come un pazzo per i corridoi. Problema e', come sapete, che trovare la stanza e' un casino. Io credo di non averla mai vista (forse si'...o forse no boh non lo so'). Io ero li' pochi minuti fa -risposi-. Ma allora sei il solito -disse indignato- dov'e' dov'eeeee' dimmelo subito o ti stacco quello che sai, almeno Shahrzad si riprende un po'.
Che dici! -disse Shahrzad ridacchiando- io non gliel' ho mai visto.
Certo, certo ninfomane che non sei altro -disse Ascorpio- come quell'altro povero Caprio che e' ridotto un vegetale ubriaco fradicio di acqua di Cuma che non fa altro che farneticare. Ma quello era uno stronzone che voleva solo quella cosa da me -replico' Shahrzad-, ho solo sputato su quella ignobile creatura.
Certo sotto la cintura! -incalzo' Ascorpio-, ma tanto ora ce l'ha bruciato, insomma ridotto ad una pellecchia da bagno ed inoltre come, gia' ti ho detto, farnetica. E' impazzito, da' i cazzotti ai muri, ha sventrato la vasca di Poppea ed ha morso lo zoccolo di una delle vacche, latte dappertutto con serpenti e scorpioni che uscivano dagli scarichi per berlo, insomma un casino.
Insomma dimmi dov'e' la stanza -disse Ascorpio guardandomi-. Non saprei dirtelo -risposi- ci sono passato davanti per caso. Ma sei un pazzo dovevi entrare subito, pensa che trip! -disse lui- neanche i funghi della Cappadocia ti sballano cosi'. Ma che dici!, che ne puoi sapere te -replico' Shahrzad-.
Lo so lo so ho incontrato Agenore che ha strappato una rivelazione a Sindronaca, infatti a sentir lui lei ci sarebbe stata piu' volte. Ma quella e' una stronza si farebbe pure Orrifico pur di mettersi in mostra -disse Shahrzad-.
Un angelo passo', e restammo tutti e tre muti a pensare cosa significasse il gioco. Ascorpio, che guardava fuori dalla finestra, finalmente interruppe il silenzio e disse: Tande' io vado a passeggiare non riesco a restare fermo, ci vediamo in giro- ed usci' silenzioso.
Quel modo di chiamarmi da parte d'Ascorpio mi suonava strano ma familiare, da dove veniva quel nome? "Tande'"?.
Shahrzad era visibilmente perplessa e si sedette di fronte alla sfera lucente per risistemarsi i riccioli caparbi. Mentre la guardavo cercavo di memorizzare ogni sua piu' piccola espressione -devo ricordarmi di lei - pensai. Fu' in quel momento che mi riprese la malinconia perche' per la prima volta mi trovavo davanti ad un problema che mai era affiorato prima. L'ignoto cosi' feroce e intrigante, mi lasciava attonito.
Dormii.
Quando mi svegliai Shahrzad era sdraiata vicino a me e dormiva beata. Decisi di fare una passeggiata. Baciai leggermente le sue morbide labbra e sentii il sapore impalpabile del mare. Mi lavai il viso con l'acqua della fonte che sgorgava nella vasca, per contrastare la confusione mentale che mi assaliva. Ecco ci sono caduto di nuovo -pensai- dovresti saperlo che ogni contatto con Shahrzad rischia di farti perdere il senno. Lo stato confusionale mi duro' poco per fortuna e scrissi una nota per Shahrzad. Uscii nel buio della notte.
Mentre camminavo nei meandri del palazzo, senza meta, assorto nei pensieri; mi ritrovai di nuovo di fronte alla porta della stanza dei sogni. Non puo' essere -pensai- non due volte nello stesso giorno. Fui preso dalla paura. Cos'e' questa sensazione -pensai- nessuna entita' divina ha la capacita' di provare la paura, neanche di fronte alla Medusa. Mi voltai e cercai la mia strada verso la stanza di Shahrzad, i corridoi si ripetevano sensa forma. Non e' possibile mi sono perso! Vivo da cosi' tanto in questo palazzo non posso perdermi -pensai-.
Non c'era verso continuavo a ritrovare lo stesso arco le stesse scale e la stessa porta. Un circolo vizioso, e' forse l'effetto delle labbra di Shahrzad? -mi chiesi-. Per l'ennesima volta davanti alla soglia della porta dei sogni restai ad osservare il simbolo inciso sullo stipite. Avvicinai la mano all'incisione ma al contatto restai quasi paralizzato dalla paura, la porta si apri' sotto il tocco delle mie dita.
2 il gioco
Index