1 Shahrzad
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In principio era la notte...
Poi venne il vento (questo e' l'unico vero mistero).
Il vento sedusse la notte, e dalla loro unione si genero' una sfera contenente tutte le cose.
Quando la sfera si apri', riverso' all'esterno il suo contenuto, e l'universo, cosi' come e' conosciuto, prese forma.
...
Potessi ricordarmi del momento in cui aprii gli occhi, in quell'istante forse percepivo ancora il sapore dell'oblio. Purtroppo non mi interessava ne' forse mi interessa ora, tuttavia a volte mi ritorna in mente (bella come sei...).
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In una della solite notti tempestose che circondano il palazzo ci fu' un qualche avvenimento sconvolgente (che gli anziani raccontano sempre) che probabilmente fu'davvero importante ma nessuno riesce a ricordarsi i dettagli.
Pare che si trattasse di una profanazione profonda di qualche mistero o forse piu' semplicemente fu' violentata qualche ninfa da qualche vecchio ariete ingrifato, che so' qualcosa di scandaloso.
Tuttavia, come sempre accade, quest'evento non era altro che il catalizzatore di qualcosa che da tempo maturava la sua manifestazione, una scintilla nell'aria satura di gas, una provocazione che diffamava l'eterea pace delle cose. Le conseguenze di questo ci riportano alla nostra storia effimera ed eterna, scolpita nel mare ed incisa nel vento sapore impalpabile della nostra essenza.
Esiste una particolare difficolta' nel descrivere gli eventi che si susseguirono in quanto la cronologia temporale e' valida solo per noi umani. Inoltre la costrizione imposta alla nostra liberta' d'azione e pensiero rende piu' difficile il ricordo.
Per qualche motivo proprio le tempeste di sabbia o i ruggenti urlanti o ancora l'urlo delle sartie mi riescono a far riaffiorare il ricordo... sempre se di memoria si tratti?!
La burrasca, l'agitazione degli animi e dei cuori, ci riporta alle nostre origini divine.
La memoria, il ricordo, nessuno sa esattamente cosa siano. Una connessione sinaptica congelata in un evento oppure piu'semplicemente una sensazione di confidenza con una situazione, persona o altro. Un sogno? una consequenzialita' spazio-tempo? non so, non mi viene piu' in mente.
Un punto di riferimento e' sempre necessario, tuttavia e' proprio cio' che ci uccide. Il tempo e' il nostro punto di riferimento principale nella nostra esistenza: abbiamo cento anni e dobbiamo morire, ne abbiamo cinque e l'eternita' e' nostra padrona.
Questo posto, la nostra terra, e' condanna o salvezza?. Non voglio pensarci perche' tanto non cambia niente; purtroppo mi martella spesso la testa:"ma che ci stiamo a fare qui?" casca l'asino. Domanda vecchia come il cucco che ci cuoce a fuoco lento. Non ci si puo' fare niente, si deve solo accettare la risposta come un dogma.
...
In seguito a quella famosa notte tempestosa e senza luna durante la quale come dicevo si era verificato un episodio oscuro, si ebbe una settimana di buio totale interrotto solo da lampi e tuoni, poiche' il sangue di Aida non poteva essere versato invano. Nessuno credeva al fatto che Aida fosse stata davvero ferita dalla furia di qualche stupido ariete, pensiero impensabile, assurda assurdità, Aida non puo perire se non nella mente distorta del male oscuro. Proprio questo era il punto.
In quel frangente fui convocato per analizzare il fenomeno di distruzione che si stava verificando. La mia conoscenza alchemica poteva tornare utile per la comprensione del pasticcio.
L'assemblea dei saggi si teneva sulla terrazza di Ahor che sovrastava il cielo argentato sopra al palazzo. Il colpo d'occhio era notevole anche per uno di noi e permetteva di percepire le piu piccole variazioni del tessuto dimensionale. Quando entrai sulla terrazza conoscevo l'esito della riunione e cercai di allontanare il pensiero di una sconfitta cercando nella mia mente di ricordare la soluzione al grave problema che solo ora si manifestava in tutta la sua potente contraddizione. Il temuto Isefet stava alimentando la sua forza e lentamente ma inesorabilmente stava prendendo forma.
Ora il problema e' capire chi fosse Isefet (anche chiamato: Caprion, Mammadrone e Gargamella) e quale pericolo rappresentasse per noi. In realta' nessuno lo sa bene, tuttavia e' noto che quando prende forma sono dolori. I segni sono i soliti (diluvio, tenebre, terremoti, tempeste, eclissi e chi piu' ne ha piu' ne metta) e in quei giorni di segni ce ne stavano a sufficienza. Un ombra fuggente mi sfioro' il capo facendomi rabbrividire. -Che succedera'- pensai, -forse anche noi finiremo nell'oblio, evaporeremo come acqua d'estate e nulla di noi esistera' mai piu'?- il solo pensiero mi angosciava maledettamente e non riuscivo a capire perchè. Cosa vuol dire scomparire? cosa succederebbe dopo? Boh probabilmente neanche la strega Orcina saprebbe la risposta. Come sarebbe la realta' senza la nostra consapevolezza? Nulla, il vuoto il niente, il vento svaporerebbe senza lasciare traccia, il nostro status perderebbe di coesione smembrando le nostre manifestazioni che scomposte rotolerebbero via come l'armatura del cavaliere inesistente.
Quella sera o forse una di quelle sere, mentre mi riparavo dalla pioggia che sembrava voler sbriciolare i muri del palazzo, mi accorsi (o meglio mi venne in mente) di quella stanza.
La sala del gioco, mai usata fino ad allora ma nota a tutti come la stanza dei sogni. Ora e' ridicolo pensarci visto che nessuno in questo luogo sogna nel modo degli umani forse perchè qui il destino ancora non esiste, ma proprio per questo, il sogno rappresentava un interessante argomento.
La sala in questione si trovava nel cuore del palazzo, zona alla quale era difficile accedere visto che il palazzo in se' era un enorme labirinto che mutava in continuazione a seconda degli stati d'animo.
Per caso o per volere mi trovavo proprio davanti alla porta in questione e una sorta di paura mi avvolse poiche' non mi ricordavo di averla mai vista prima di allora.
"Morire, dormire forse sognare" che cosa sono queste parole?
Guardai a lungo la piramide incisa sullo stipite, il simbolo della triade e della dimensione imposta. Al di la'di quella porta la molteplicita' e l'unita' prendevano forma come essenze ben distinte (cosi' dicevano) i sogni e le emozioni prendevano pericolosamente il sopravvento, una strana sensazione di morsa allo stomaco mi fece trasalire (ma che dico?)
Mi girai e camminai in fretta per dissipare la tensione, i corridoi bui non erano piacevoli ne' invitanti la grazia abituale di quel luogo stava lentamente ma inesorabilmente svaporando,
Mi ricordai di qualcuno, un viso noto capelli ricci neri, lineamenti regolari, un volto rassicurante; non ho mai sognato la sua morte, non ho avuto l'opportunita' di salvargli la vita. Non so' di chi stessi parlando e non ricordo di averlo mai visto, forse lo conosco in un altro tempo?...tempo, come puo' una parola sola contenere tanta contraddizione!
Suvvia - pensai - il tempo non ha senso per me ora, ma sento che un giorno sara' diverso; purtroppo non so' come. Mah, non ci voglio pensare ora voglio solo passare la serata con Shahrzad.
Lentamente sotto la pioggia battente mi avviai in direzione della scala ovest che conduceva alla cima dei bastioni, camminai lungo ad essi fino alla parte nord-ovest dei bastioni ed entrai nelle stanze di Shahrzad.
Appena varcata la porta un profumo inebriante di qualche spezia mi avvolse come per prepararmi all'incontro.
1 Shahrzad
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