A Novel by Cesare alias Paliggia



Antefatto
16 Agosto 1962

Il viandante che alla mezzanotte esatta del 16 agosto 1962, si fosse trovato a passare sotto il vecchio convento delle Carmelitane Scalze di Neully, avrebbe indubbiamente udito battere dodici rintocchi all'orologio del campanile.

Chi, invece, fosse transitato sotto la villetta Anziate abitata da Giorgio nel periodo estivo, avrebbe potuto udire un analogo rumore di bronzo percosso dato che, preparare il proprio bagaglio al buio per non svegliare i bambini, provoca, inevitabilmente, collisioni di testa contro i muri.

Nel frattempo, sulle montagne del Reatino, è in pieno svolgimento un pittoresco spettacolo. Di fronte ad un cottege in stile rifugio alpino, parcheggia una carovana esotica di elefanti bianchi condotte da "cornee" inturbantati. Potenti gru caricano i poveri animali con casse di ogni forma e dimensione, mentre l'operazione viene presieduta da un gentiluomo in tight e cilindro.

Più a sud, anzi a sud est, un pittoresco signore con sottopancia imbottito di draghinasse, stralonga il mare in cerca di una vela lontana ed inganna l'attesa, impalando un gruppetto di seminaristi olandesi in viaggio di istruzione.
Su altre montagne, ancora più lontane, Ettore preparava una valigia ignaro del significato premonitore di quell'oggetto apparentemente banale.
A Roma Alvaro aggiunge alcune frande dorate alla visiera del suo berretto mentre si cura l'ulcera con un bicchiere di Black & White. Noemi lo supplica di riguardarsi e lui promette di obbedire. Ahime: manterrà la promessa?!.
In riva al mare, sulla banchina del porto di Anzio, due giovinastri fanno, intanto, toletta alla barca. Mentre lustrano cantando canzoni da trivio e guardando le donne con espressione allupata. Una signorina, essendosi seduta sui loro calzoni abbandonati in banchina, resta immediatamente in stato interessante.
Poco più in la, uno stretto parente di Ciu en Loi, studia frettolosamente il "talismano della felicità". La pregevole opera, purtroppo non è tradotta in cinese e Chang è vittima di equivoci le cui conseguenze non tarderanno a farsi sentire.
Poi come rondinelle al richiamo della primavera, tutti i protagonisti spiegano le alucce seriche e - tirati da fili invisibili - accorrono verso la costa, da dove prenderà il via quella che, "Scespirianamente" verrà chiamata: "Crociera di Mezza Estate".


17/Agosto/1962:

Ne di Venere, ne di Marte non si sposa e non si parte.... Nessuno
ci crede, Ma l'equipaggio continua a bighellonare a terra" muove,do passi distratti e, ciondolanti in cerchi più o meno 1arghi intorno all'ormeggio della barca.
Anzio, nella notte, sfvavilla di luci e di capocce di giudei costituenti la princiale selvaggina di passo. Aggranfignata alle sedie dei bar e nascosta negli angoli oscuri, la popolazione indigena, (vampiri,sanguisughe, vedove nere, vermi solitari , ecc.) staziona, travestita da affittacamere, guarda barche, mastri d'ascia e simili in attesa della preda.

Ettore, con la scusa di rilevare il ,povero Alvaro (che ,avendo la lucciola stomachevole, deve nutrisi spesso e bene) viene abbandonato come il povero Robinson sulla banchina di guardia ai sessantacinque colli di Gilberto. Il "satrapo della via Cassia" infatti si è presentato con Giulietta e seguito da elefanti bianchi carichi di effetti personali... o almeno cosi lui, ancora crede.

A sua,insaputa e nell'ombra 1'equipaggio ha invece già marxisticamente stabilito che la proprietà è un furto e si sta giocando alla morra le spoglie dell' ospite gradito. Dopo due ore, Ettore continua la sua guardia. Lampui di luce all'orizzonte sottolineano i commenti profani della sentinella. I camerati, (uno per tutti, tutti per uno) se ne fregano e si abboffano per conto, 1oro facendo il giro di tutte le bettole.
Sul molo, sotto la luna, file di pescatori Con la canna, insegnano a nuotare al tappetto di sughero. I pesci si divertono da morire, ma lo sport risulta molto distensivo, come dimostra la bava verdastra che cola sul mento degli appassionati cannisti...
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18/agosto/1962

Ululando,canzonacce profane ed emanando. un sano odore di cannellino sulla vena, l'equipaggio viene ad imbarcarsi. I mozzi procedono piegati in due sotto il peso delle munizioni da bocca per la guardia all'ancora. La munificienza dell'ufficio approvvigionamenti ha provveduto, infatti, due croste di pane secco guarnite di cotiche originali di epoca non identificAta, ma, risalenti almeno al quaternario. La gratitudine dell'affamato raggiunge toni lirici.
Risolto l'incidente tutti si imbarcano mentre una gentile "corbeille" di signore avanza sul molo per salutare i mariti e fratelli in partenza. Provveduto rapidamente ad imbavagliare - per prudenza - sia i mozzi che Ettore al quale non si sono ancora raffreddate le bronzine, le signore vengono accolte con signorile eleganza da Gilberto-Gastone che viene immediatamente nominato ufficiale al contegno e public relation men di bordo.
Mentre si mollano gli ormeggi, qualcuno lamenta l'assenza dello champagne inaugurale e, immediatemente, il Gastone si precipita sotto coperta seppellendosi nei suoi bagagli come un verme nella mela.
Ne riemerge poco dopo trionfante pargoleggiando una intera cassa di bottiglie di spumante al cui primogenito viene immadiatamente tirato il collo. Tutti bevono, compreso Alvaro che ha assolutamente bisogno di innaffiarsi frequentemente l'ulcera per non farla appassire. Finalmente si salpa "salutati dal faro, e sotto una luna piena come un cocomero. In navigazione restano in plancia Ettore e Alvaro, mentre tutti gli altri si arrotolano nelle cuccette come tanti serpenti boa. Si procede verso Torre Astura, poi verso Torre Paola, poi, rilevando la planci a Gilberto e Giorgio, verso Capo Circeo e Punta Rossa. Alle traverso di questo rilevamento comincia il sorgere del sole. Alba bellissima. Sembra un tramonto
alla rovescia. Nuvolette leggere come fiocchi d'ovatta arrossiscono all'avvicinarsi del sole come fanciulle timide al madrigale dell'innamorato. Peccato che subito dopo diventino verdastre. Evidentemente l'innamorato non ha la Giulietta-sprint.
Intanto la navigazione continua e verso le 7,30 si entra nel1a Cala di San Vito, sede permanente del fratello della costa detto Maitre Jack o il Sarracino. Qui, in un superbo panorama di mare e rocce, sorge 11 suo castellaccio civilizzato imprendibile come la fortezza di Maracaibo.
Gli indigeni sono molto ospitali. Infatti gli accessi alla casa sono di grande semplicità anche per il visitatore sprovvisto di mezzi cingolati. A monte si accede per un sentierolo difeso da: 1)scalinata a precipizio senza parapetto; 2} Orci romani riempiti di vespe idrofobe; 3) trappole da ors1 sugli scalini; 4) Minotàuro quasi domestico travestito da cane lupo per via delle tasse.

Dalla parte del mare una semplice ed accogliente scaletta, porge il suo benvenuto agli ospiti graditi. All'altezza del 725° gradino (metà strada) una fossa di calce viva accoglie le spoglie degli audaci colpiti da trombosi alle coronarie nel corso dell'impresa disumana.
Lungo il viale il motto di famiglia "per aspera ad astra" rincuora gli ospiti che - in genere -cascatici una volta non ci riprovano più. Saggezza di una previdente progettazione.

Ancorando in Cala, da un terrazzo a sbalzo, ci salutano gentili figure femminili, una delle quali sarà più tardi meglio identificata come svizzerotta "au pair" frutto dell'ultima scorreria del Sarracino sulle coste elvetiche. Non ci vuole altro. I mozz1 danno fondo in un lampo e, saltata la battagliola procedono come squa1i verso terra 1nutilmente inseguiti da Giorgio che ha perso tempo a cercare i guinzagli. Per fortuna, Maitre Jack, agile come un leopardo, affronta l'assalto e, con un magnifico rovescio, devia i due nella vigna.
La tenuta è persa, ma le relazioni internazionali sono salve.
A ruota e respirando anche con le orecchie, tutti gli altri tagliano il traguardo della montagna e si accampano in ordine sparso. La Dama del Sarracino ha un istante di smarrimento, ma si riprende rapidamente e fornisce a tutti una robusta colazione a base di litri di caffè, tartine, frutta, pane fresco, marmellata, burro e bicchierini di vodka che, di prima mattina, sono un toccasana. Infatti Alvaro si ricorda dell'ulcera e la lubrifica con cura.
Alle 10:30 tra saluti e raccomandazioni, imbarchiamo il Sarracino, e salpiamo l'ancora. Il sospiro di sollievo della Dama gonfia le vele e ci fa acquistare una formidabile velocità.
Avvistata la Montagna Spaccata, procediamo verso Ischia dirigendoci a doppiare la punta di Mondragone molto a largo. Ad un certo punto Alvaro, tacitata l'ulcera con qualche sorso di succo di frutta, annuncia solennemente che prenderà un rilevamento.
Tra il silenzio ammirato dei presenti, armeggia con misteriosi strumentini, saltella su e giù per la coperta, borbotta esorcismi esotici e, finalmente, butta giù ,alcune cifre.
Riportate sulla carta l'equipaggio viene invitato a scoprirsi con reverenza dato che ci risulta di stare navigando nella navata centrale della Basilica di San Pietro.
Ma ogni esercitazione e discussione viene interrotta dalla voce flautata di Chang i1 cuoco cinese, annunciante che il pranzo è pronto. Con. signorile qignità l'equipaggio scende nel alone sottocoperta e, dopo un primo agitato momento in cui ciascuno vorrebbe ritrovare le proprie "cianche" ed altre importanti parti anatomiche, si decide di lasciare le cose come stanno e di cominciare a mangiare.
Come inizio di navigazione Chang ha superato se stesso e ci sottopone il seguente:

M E' N U'

Aperitivi (risciacquature di buatta di pelati con sale, pepe, limone, prezzemolo, semetti e avanzi vari di cucina);
hors d'oeuvre: Occhietti di po1ipo all'agro;
Macaronl en sauce suprème (sans huil, mais avec le vetriol);
Polpo a la trahison (cavo elettrico in umido con peperoncino e salsa di nitroglicerina);
Fruit de saison;
Vini di Champagne della tenuta del Conte Zio (al secolo Gastone);
Dessert: la surprise du chef.

N.B.: Solo più tardi l'equipaggio viene edotto che la Surprise di cui sopra non è un dolce, ma il seguente, signorile invito del nobiluomo euroasiatico "E mo' che c'avete la panza piene, lavateve li piatti".

Comunque tutti muovono le ganasce col bel ritmo da alligatori digiuni e purgati. Un mozzo, insieme al polpo, si fa fuori anche un pezzo di cima dell'ancora senza accorgersi della differenza. Alvaro (che come ci pare di aver già detto) è un po' delicatino di
stomaco, si spolvera una doppia razione di tutto e continuerebbe se non cogliesse un lampo omicida negli occhi dei concorrenti distanziati dalla sua fluida pedalata.
Nel frattempo la barca ha coperto un bel tratto di mare e, ormai, Ischia è chiaramente visibile di prua tanto che in breve si raggiunge Forio, dove non si può attraccare e si procede, girando intorno all'isola per Lacco Ameno e porto d'Ischia dove andiamo alla fonda e mettiamo finalmente piede a terra scandalizzandoci per il fatto che la banchina rolli come un tappo nel Mare del Nord.
Poi - mentre ci riposiamo - facciamo un bel posto di lavaggio generale, per rassettare la barca e) infine una doccia collettiva sotto la fontanella pubblica onde ridare alla gente un aspetto quasi umano.

Naturalmente Gastone fornisce la schiuma speciale Spray per la barba. Anche il rasoio autoarrotante. Anche le 1amette superflex. Anche il dentifricio all'esaclorophene. Anche la colonia fabbricata per lui a Londra. E via dicendo.
Con l'accensione delle prime lampadine, tutto l'equipaggio è in franchigia per le viuzze deli'isola. Carlo e Mariolino si travestono immediatamente da segugi ed iniziano quella battuta alla quaglia di passo in cui si sono, ormai, specializzati. Alvaro
ed Ettore si piazzano sulle poltroncine di un bar dove il primo - dovendo pensare alla sua povera ulceretta - si sgargarezza tre gavette di granite di limone. La cameriera lo guarda affascinata, con occhi sognanti e mormorando tra di se "che uomo!". Poi gli cade letteralmente ai piedi offrendogli in omaggro le sue grazie. Alvaro, constatata accuratamente l' assoluta inesistenza delle grazie di cui sopra, domina con virile energia la tentazione e decide di restar fedele alle sue promesse cogniugali.
Intanto, in altra zona dell' isola, Mariolino e Carlantonio vengono arrembati senza complimenti da una tardona francese che conosce le battaglie. La vecchia combattente, antigollista, partigiana dll'OAS e, probabilmente, già vivandiera della legione straniera, non vuol saperne di mollare la preda e, da bordo, occorre battere "il posto di combattimento generale" per cooperare tutti alla li berazione dei mozzi.
Abbiamo appena intontito la vecchia con qualche litro di sangiovese e liberando i due innocenti che - sprezzanti del rischio - si rituffano nella giungla; quando un nuovo SOS viene lanciato da Marco Polo che è rimasto impigliato in un brutto tramaglio.
Il navigante bugiardo è, infatti, incappato male. Nella penombra di una galleria di quadri astratti ha notato una gentile silouette bionda che gli sorride. Marco Polo si interessa di arte astratta tanto quanto di metafisica cinese; ma , all' improvviso si sente lo animo di um intellettuale di sinistra e si tuffa nelle penombre del bugigattolo per venire irrimediabilmente aggredito da tre anfibi voraci cui la bionda fa da esca.
Marco Polo dà un'occhiata ai tre vecchiardi, constata la presenza di riccioloni biondi, dentiere in similoro, anelli con turchese e bastoncini con pomo d'argento e agguantata immediatamente "la moglie, vira di bordo sullo spazio di una moneta da cinque lire. Poi squaglia allascato verso di noi uggiolando e tallonato dai tre che tentano inutilmente lo speronamento di poppa, come è nella tattica di combattimento di questa pericolosissima
fauna lacustre.
La sereta minaccia di diventare estenuante. L'equipaggio si raduna in formazione serrata a bordo.
Poco dopo il Sarracino e Marco Polo tentano una sortita per sgranchirsi le gambe e riescono a passegeiare stranamente indisturbati in un romantico praticello olezzante dello strano profumo di cento fiori esotici. Solo quando ne escono si accorgono, inorriditi, di aver camminato al buio, nel Museo Comunale dello escremento umano, eretto in Ente Morale a cura delle Pro Loco.
A tarda notte, l'equipaggio esausto si ritira in cuccetta, dopo aver obbligato il Sarracino e Marco Polo ad un abluzione in acido muriatico e disinfettanti speciali forniti da Gastone.
I mozzi vengono dati per dispersi e saranno recuperati in extremis, soltanto all'alba successiva .

Continua...